CASERTA – “ E’ stata una esperienza intensa, professionalmente parlando molto stimolante e che non ha mancato di darci inaspettate, ma gradite soddisfazioni”. Raffaele Fontana, titolare della omonima Tenuta così racconta la partecipazione della sua azienda vitivinicola alla 38° edizione di Vinitaly. Edizione record quella conclusasi la scorsa settimana a Verona.
Centoquaranta le Nazioni presenti, ben venti in più dello scorso anno, con produttori che hanno fatto a gara per mettersi in mostra al cospetto di oltre 150mila visitatori e 2600 giornalisti. Numeri impressionanti, che hanno lasciato senza fiato gli organizzatori, superando anche le più rosee aspettative. I buyers stranieri hanno registrato un sensibile aumento in quelle aree che rappresentano uno sbocco interessante per il loro recente approccio al mercato europeo: Thailandia, Vietnam, Singapore, Malesia, Messico e paesi dell’Africa non particolarmente vessati da gravi problematiche sociali, come Camerun e Mozambico. Massiccia, inoltre, l’affluenza dei buyers di USA e Canada, che da soli valgono oltre il 30% del mercato mondiale.
“ Siamo una azienda giovane – ha proseguito Fontana – e aver già avuto a disposizione questa vetrina mondiale ci ha riempito il cuore d’orgoglio. Siamo rimasti colpiti da un dato che ci ha sorpreso non poco: molti buyers statunitensi e canadesi ci hanno visitato con una “scheda informativa” sull’azienda, dimostrando chiaramente di averla “sotto osservazione” già da molto tempo. Tutti i vini sono stati apprezzati e dei “rossi”, di fatto, sapevano già “tutto”: segno che la loro qualità, oramai, non è una novità per nessuno”.
Le richieste più dettagliate, pertanto, hanno riguardato “l’Asprinio”, i cui sentori “innovativi”, che lo differenziano, e non di poco, dai bianchi omonimi, stanno conquistando frotte sempre più numerose di “fans”, come del resto testimoniano anche i dati statistici.
“La sorpresa maggiore, tuttavia, ha riguardato l’interesse nei confronti del “vigneto alberato”, o “Alberata Aversana”, vera peculiarità della Tenuta, in linea con una tradizione secolare, oggi in disuso”.
Questo sistema risale, infatti a Louis Pierrefeu, cantiniere di corte di Roberto d’Angiò. Questi individuò nell’area aversana il terreno ideale per impiantare vitigni in grado di assicurare una riserva ricca di spumanti. La scelta si rivelò giusta: i tralci di vite, infatti, appoggiandosi agli alberi di pioppo, che fungevano da sostegno, s’innalzavano fino a 10-15 metri di altezza, consentendo una maturazione ottimale dell’uva. Tale impianto, perpetuato nei nostri vitigni, è definito, appunto,“Alberata Aversana”, con le viti “maritate” ai pioppi.
“ Questa esperienza – conclude Raffaele Fontana – è stata positiva sotto ogni punto di vista. I nostri vini sono stati apprezzati e ciò, naturalmente, ci ha fatto molto piacere, ma, particolare non di poco conto, è stata recepita anche la metodologia produttiva della Tenuta. Questo aspetto è uno sprone in più ad andare avanti, perché è la dimostrazione che il percorso intrapreso è quello giusto, all’insegna di una innovazione che non perde mai di vista la tradizione”.
