Genova, in mostra l’espressionismo tedesco: solitudine, mal di vivere, immoralità

GENOVA – Nell’anniversario della Grande Guerra anche il mondo dell’arte offre il suo notevole contributo di riflessione al tema e in modo specifico alla drammatica condizione esistenziale dell’uomo all’alba del primo conflitto mondiale. Dal 5 marzo al 12 luglio, nella splendida cornice del Palazzo Ducale di Genova, sarà in esposizione la mostra “Da Kirckner a Nolde – Espressionismo tedesco 1905-1913” organizzata dalla Fondazione della Cultura in collaborazione col Brucke Museum di Berlino.

Il termine espressionismo, come molti termini della storia dell’arte, non è stato coniato dagli artisti, bensì dalla critica militante del primo Novecento, per indicare, dapprima, i fermenti artistici innovatori di inizio secolo, e più tardi, un’interpretazione fortemente soggettiva e drammatica della realtà , rappresentata spesso con toni esasperati e deformanti.

Se poco prima, l’Impressionismo, attraverso la percezione, aveva filtrato gli elementi della realtà esterna e reso l’immagine in termini di luce e colore, l’espressionismo, adesso, proietta sulla realtà una soggettività esasperata, trasformandola in funzione dello stato d’animo o di un messaggio che l’artista intende comunicare. Con questo significato, il termine “espressionismo” fu utilizzato per la prima volta in una monografia di Paul Fechter del 1914 dedicata al gruppo del “ Ponte di Dresda” (Die Brucke) e al “ Cavaliere Azzurro” di Monaco (Der Blauer Reiter), designati come movimenti artistici tedeschi d’avanguardia e paralleli al Cubismo e al Futurismo italiano. Successivamente verrà usato dalla critica per indicare il gruppo francese dei “ Fauves” nato a Parigi nel 1905 con a capo Henri Matisse.

L’Espressionismo tedesco nasce dalle forti esperienze di vita degli artisti mal integrati nel mondo caotico e farraginoso delle metropoli; l’uomo è alienato dai ritmi sempre più frenetici e disumani, condizioni di malessere che lo inducono a riflettere sulla profonda e inesorabile solitudine dell’ umanità, sull’annullamento del singolo e sull’immoralità della realtà circostante. L’Espressionismo, dunque, è il grido artistico di un’emozione dirompente che nasce dall’animo, come per l’”Urlo” di Munch, e prorompe in superficie, spinto dalla forte carica di angoscia, dolore e rifiuto per un mondo pervaso dall’ipocrisia. La pittura espressionista predilige la figura del nudo, inserito in squarci di vita metropolitana, in paesaggi o in interni semplicemente arredati con oggetti di vita quotidiana.

Quasi sempre si tratta di una umanità messa a nudo dall’angoscia del vivere, dal pericolo imminente di un conflitto mondiale e dal senso di impotenza, emozioni laceranti che trovano la giusta espressività in cromie acide e stridenti. Da questo groviglio di emozioni prendono vita le grandi opere di E. Ludwig Kirckner, “Nudo femminile di schiena con specchio e figura maschile” del 1912, “Nudo che si pettina” del 1913, di Heckel “Ragazza che suona il liuto”, di Pechstein “La Danza” e ancora di Karl Schmidt-Rotluff “Frontone Rosso”.

L’Espressionismo non si pone in rottura col passato, ma intende gettare un ponte tra la pittura neoromantica di stampo classicista e il nuovo linguaggio definito poi espressionismo; è il segno dunque di un’evoluzione artistica in un contesto storico denso di eventi nuovi e significativi per l’uomo. Nell’intento di rileggere la tradizione e trarne da essa nuova linfa , gli artisti del Die Brucke riprendono una delle tecniche più caratteristiche dell’arte tedesca medievale: la grafica in genere e la xilografia in particolare.

Degne di nota a tal proposito sono le xilografie di Kirckner “Bagnanti tra le rocce bianche” del 1912, di Heckel “Due Donne”, di Max Pechstein “Le Barche a Vela” del 1912 e di Schmidt-Rotluff “Gli Abeti”. Ma tanti sono i capolavori in esposizione, opere su tela, pastelli e acquerelli su carta, litografie, acqueforti, tempere e infine olii su tela e cartone. Una mostra dunque che offre un interessante sguardo sull’Europa che di lì a poco sarà dilaniata dal dramma del primo conflitto mondiale, e un’occasione per riflettere sulla condizione esistenziale dell’uomo contemporaneo, meravigliandosi magari di riscoprirlo, per certi aspetti, non molto diverso da un secolo fa.