SAN LEUCIO (Caserta) – Grande apertura musicale per Le Leuciane al Teatro dei Serici del Belvedere. Primo appuntamento con i Carmina Burana, opera simbolo di Carl Orff. Il musicista tedesco trasse i canti da un manoscritto risalente al XII e XIII secolo che fu trovato, secondo tradizione, nel 1803 proprio in un monastero, a Benediktbeuren (Bura Sancti Benedicti cioè, e di qui la spiegazione del nome famoso di questi canti) vicino al Kochelsee in Alta Baviera, per poi finire nella Biblioteca Reale di Monaco, per varie vicende amministrative e belliche. Era l’epoca in cui si cominciavano a scoprire gli spunti fascinosi dei “ Secoli buiâ€.
I contenuti di questo codice di canti (più di duecento) erano di carattere prettamente morale e religioso, ma c’erano anche liriche d’amore e canti di taverne. Orff utilizzò per la sua opera solo una piccola parte, e tutta profana per il suo lavoro del 1935-36, eseguito a Francoforte sul Meno nel 1937.Ecco allora le “Cantiones profanae cantoribus et choris cantandae comitantibus instrumentis atque imaginibus magicis.â€Qui si mettono in risalto magia ed umori terrestri per equilibrare con brio le tetre atmosfere di una tradizione eccessiva e deprimente.
Ruota la vita e la Fortuna, volgono le stagioni, l’uomo è incerto, beve ed il tempo par giocondo, in taverna e sui prati fuori città , a divertirsi a ballare. La musica dei Carmina è basata su percussioni e fiati, con solisti e coro usati all’insegna del più spigliato vitalismo di coinvolgente esuberanza. Memorabili gli “ostinati†energici, i modi arcaizzanti quindi, le sonorità in falsetto della parte del tenore, così poco eroica ed ottocentesca E merita attenzione in tal senso anche la vocalità prevista per la voce grave. Ma è questa comunque partitura assai dotta, fondata sul canto diatonico, uso di spunti di vecchi motivi di canto e danza tedeschi, spunti parodistici, e c’è qualche arioso alla maniera di Monteverdi. Per ottenere questi ricercati effetti, il musicista inserisce in orchestra glockenspiel, xilofono, grandi e piccoli cimbali per potenziare da tutti i punti di vista la resa espressiva di un mondo lontano.
Ed anche il pianoforte è usato in questa singolare prospettiva. di ogni strumento è valorizzata la specificità di colori ed effetti. I venticinque numeri della partitura sono articolati in tre gran sezioni, precedute e concluse al coro della “ Fortuna imperatrix mundi†ed articolate in una successione che realizza un efficace contrasto reciproco tra i singoli piccoli quadri.
La scelta è stata quella di presentare i Carmina con delle voci recitanti che, se da un lato spiegavano le varie fasi dell’opera, in modo da rendere più comprensibile l’approccio a chi non la conosceva, dall’altro rompevano in qualche modo il continuum interpretativo.Di conseguenza partivano anche applausi e incitamenti più adatti ad un normale concerto che ad questa monumentale opera.Non è facile infatti proporre questa partitura, per la varietà e quantità di elementi richiesti e per le note alte e impegnative dei solisti.
Invece davanti a una folta platea, nell’affascinante contesto del Real Belvedere di San Leucio i Carmina Burana sono stati eseguiti magistralmente grazie a un orchestra composta da 240 elementi, e che oltre alla puntuale direzione del maestro Carmelo Columbro, ha visto la partecipazione del soprano Olga De Maio, il tenore Pasquale Tizzani, il baritono Francesco Esposito e le voci recitanti di Angela De Matteo e Peppe Mastrocinque ai quali si aggiungono i componenti dell’Orchestra ed il Coro Del Conservatorio Cimarosa di Avellino, il Coro di Voci Bianche del Teatro Carlo Gesualdo e la Corale del Duomo di Avellino. Tutti bravissimi.
