Casertana-Salernitana una festa attesa oltre vent’anni. Il racconto di una giornata speciale

CASERTANA – Se un giorno avessi dovuto scrivere sulle sensazioni che si respiravano nel vivere una partita della Casertana dall’ingresso allo stadio a sopra le gradinate, tutto avrei immaginato ma non in un derby speciale come quello avutosi contro la Salernitana. Un match atteso ben 22 anni.

Segmentando su più orari ho potuto fare mente locale su tutto ciò che mi ha circondato, perché credetemi , le emozioni a volte possono essere in grado di fare brutti scherzi come dimenticarti ciò che vorresti mettere in secondo piano per concentrarti sulle sensazioni vissute.
Ore 9:00. la gente che si riversa per la città zona stadio sa che non è un giorno qualunque, è il giorno del derby e chi ha avuto la fortuna di accaparrarsi un biglietto per la partita è pronto a sfoderare vecchi cimeli contro gli storici rivali.
La gente che accorre subito attorno allo stadio stranamente è per lo più gente anziana che con una certa veemenza scalpita per poter entrare quanto prima, si scambiano idee su quale risultato ne uscirà. Uno su tutti predomina, una vittoria di misura contro la capolista del girone di lega pr, oggi  in corso per ritornare in serie B.
Ore 11:00. manca ancora un’ora alla partita ma ormai tutta la Caserta sportiva è radunata a Viale Medaglie d’Oro: cori bandiere sciarpe issate al cielo, risate su vecchi ricordi di un derby svanito e messo dentro i cassetti, si respira orgoglio tra la gente, un orgoglio per una partita che sembrava non venire più.
Ore 12:15. file lunghe 50 metri non ne avevo mai viste fuori al Pinto eppure tanto era la distanza per varcare i cancelli; con calma stoica ognuno fa la sua parte con grande civiltà e piano piano si avvicina per me l’ingresso nella storia dello sport casertano.
Si entra e poi? la calma prima della tempesta. Nei distinti tra si respira un aria tesa nessun coro…
I veterani del tifo incitano a serrare i ranghi e coordinare la legione rossoblù pronta a difendere la propria città con la voce. L’ansia sale, non tanto per il fischio d’inizio ma nel desiderio di poter rivedere i rivali storici tanto attesi, e poi eccoli…. l’arrivo dei granata e coperto da un coro che ormai tutta Caserta conosce scandita sulle note della colonna sonora del film Brazil.. l’attesa durata per oltre due decenni su campi impolverati, su stadi dimenticati su categorie non degne per il Falco è finita.
Il derby è servito, una coreografia da brividi che abbraccia tutto lo stadio Pinto dalla tribuna ai distinti.
Ore 12:30. la partita per quanto delicata ha difficoltà a decollare un po’ come i cori sulle gradinate, a volte l’emozione può fare brutti scherzi, ma la vecchia guardia e ben coeva con la con la nuova frangia del tifo organizzato ed insieme tirano le redini per far esplodere la voce dei 7500;
S’intravedono sciarpe verdi: gli amici avellinesi, sono giunti a sostenere Caserta per la rivalità che anche loro sentono con i salernitani. Un gesto d’amicizia bellissimo ricambiato da cori di gratitudine verso la città Irpina.
Ore 13:15. fine primo tempo il match resta sullo zero a zero si è giocato non solo con le gambe in campo, ma anche con emozioni sugli spalti.Si, emozioni di una terra cui il pallone era stato scavato e messo sotto terra per anni senza un motivo chiaro, forse per mancanza di fiducia verso questo territorio e dove il presidente Lombardi ha scommesso.
Le persone più anziane sono quelle che parlano ai più giovani e sono quelle più fiduciose sull’esito della partita incoraggiano i più giovani che stentano a credere ancora nel vivere questo derby visto solo su youtube quando molti di loro dovevano ancora nascere.
Ore 13:30. si ricomincia, tutti ricaricati tra caffè borghetti cicchetti di sambuca e fiumi di birre, in alto i cuori e fuori la voce. Malgrado la rivalità si pensa più a sostenere la squadra che a cercare screzi con la tifoseria avversaria.
Ore 14:00. la partita sembra restare sullo zero a zero, ma non importa, si è dentro un derby e quello che conta è urlare fino all’ultimo filo di voce perché questo giorno resterà nella memoria collettiva e, di rimpianti la gente casertana non vuole riviverli più dopo tanto buio.
Ore 14:19. strano orario eh si, eppure siamo oltre il 90° succede quello che non ti aspetti un po’ come 22 anni fa, quando nel Campionato 1992-1993, Fermanelli beffò l’Arechi ben oltre il tempo regolamentare regalando alla Casertana un insperato pareggio. La storia si potrebbe ripetere facendo un altro scherzo del destino ai granata e avviene con un rigore fischiato per la squadra di casa.
Mancosu sul dischetto, la gente prega, ha paura, dentro di se sono pronti ad essere scacciati quasi venti anni di delusioni. Tutte le speranze del popolo rossoblù sono sui piedi di Mancosu. Il falchetto non trema, con forza insacca il pallone spingendolo alla sinistra del portiere con gli scheletri nell’armadio di una Casertana nuova, lavata dalle sue colpe e dai suoi peccati, beffando allo scadere la Salernitana e facendo esplodere in un unico grido di amore lo stadio.
Lacrime di gioia, urla di sfogo, abbracci tra sconosciuti ,io tra la gente di casa mia, mi lascio andare in un fiume in piena di abbracci che danno un senso di pace e chiusura di un cerchio che non voleva più congiungersi.
Caserta è tornata tra le grandi del calcio dopo ventidue anni.
Le giovani leve, classi dal 84,85,86 in poi hanno potuto vivere oggi il sogno di una vita di tutti i tifosi casertani. Oggi tutta la gioventù Casertana ha vissuto il Derby con la D maiuscola imprimendo nei ricordi questa giornata epica, un qualcosa che non si dimenticherà tanto facilmente.
Grazie Caserta.