CASERTA – Matilde De Feo è un’artista casertana poliedrica: regista, interprete, operatrice culturale. Laureata in regia al Dams di Roma Tre, si è poi diplomata all’Accademia d’Arte Drammatica del Teatro Bellini di Napoli. E’ titolare dal 2003 del progetto mald’è che mette in relazione le arti visive a quelle sceniche.
Il suo ultimo lavoro, “La Campitura”, è approdato alla 14° Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia. Si tratta di una videocartolina sulla chiesa di San Rocco a Caserta Vecchia, visitabile fino al 23 novembre all’interno del padiglione “Italia”.
Matilde, come è nato questo lavoro?
Mi avevano parlato di un’open-call dal titolo “Paesaggi abitati” che stava lanciando Studio Azzurro (un gruppo di artisti dei nuovi media fondato, nel 1982, da Fabio Cirifino, Paolo Rosa e Leonardo Sangiorgi). Cercavano dei videomaker che raccogliessero immagini animate sull’Architettura italiana, con riferimenti tecnici precisi. E così ho deciso di provare.
Cosa l’ha spinta a scegliere proprio la Chiesa di San Rocco?
Come per tutti i miei lavori, sono partita dalla fase di ricerca e salendo a Caserta Vecchia l’ho notata subito. Meravigliosa da un punto di vista architettonico. Piccola, con un portico a un solo pilastro. Così bella eppure così dimenticata. Sembra una pietra che funge da spartitraffico. Ciò che più mi ha colpito è stato rendermi conto di come i passanti la vivano in maniera distratta. Molti non badano agli affreschi del ‘600 e del ‘700 che vi sono custoditi al suo interno. Ignorano che è lì, da quattrocento anni per impetrare dal Santo la protezione dalla peste.
Perché ha scelto questo titolo, “La Campitura”?
Perché è la rivincita delle cose destinate a fare da sfondo. Di quelle cose belle, ma vissute distrattamente. E ho colto lì, in quell’incrocio di strade, l’inquietudine di un posto che si ribella.
La “nostra” Campitura
Ma “La Campitura” è anche tutto il resto. Il paradosso di un territorio, il nostro, che ha tanto da offrire e da mostrare, ma che è trattato con distrazione e non curanza. Proprio come la Chiesa di San Rocco, magnifica e triste, come solo le cose lontane sanno essere.
E allora è bello pensare che un pezzo di Caserta, una parte del nostro territorio, sia arrivato così lontano. Che quello “spartitraffico”, a lungo ignorato, inizi ad avere un nome e delle coordinate.
Se fosse altrove, come tanto altro del resto, quella chiesetta speciale sarebbe stata sicuramente valorizzata meglio. Ma, per nostra fortuna, si trova qui. E per sua fortuna ha trovato persone, come Matilde, in grado di coglierne l’importanza e il valore.
Progetti in cantiere
Al momento la De Feo è impegnata nel montaggio di un documentario, la cui uscita è prevista per il 2015. Si tratta di performance-incontri con alcuni soggetti volontari, sulla lettura di lettere private.
La videocartolina
Per chi non si trova a passare alla Biennale di Venezia. Per chi ha già ammirato la videoinstallazione, ma vuole rivederla.
