SAN FELICE A CANCELLO (Caserta) – Il Rettore del Convitto Nazionale “Giordano Bruno” di Maddaloni, prof. Michele Vigliotti, sempre attento alla realtà locale ed ai problemi sociali ed ambientali, in questi giorni ha diffuso una lettera aperta, una sorta di “dichiarazione d’amore”, per la salvaguardia e l’eccellenza dell’ospedale di San Felice a Cancello.
Si ripropone di seguito il contributo dello studioso, noto anche per la sua vena artistica letteraria che ha consentito molti traguardi nazionali e non solo.
La riflessione parte da un recente appuntamento che ha visto nello storico complesso francescano maddalonese, dallo stesso retto, riuniti i rappresentati delle istituzioni, in primis i sindaci, del circondario, sulla delicata vicenda della chiusura e trasferimenti di strutture ospedaliere di zona. Segue il testo del prof. Vigliotti.
“Quando nel salone del mio Convitto emeriti medici ed amministratori pubblici discutevano dell’Ospedale Civile di Maddaloni e dell’accorpamento che forse lo attende con Marcianise, ho pensato “Forse sarebbe più giusto che fossi io a parlare, lassopra, io che utilizzo una struttura sanitaria pubblica ben tre volte la settimana, per quattro ore, struttura pubblica di cui anche si predice l’accorpamento con questo mostro marcianisano.”
Io sono un paziente dialitico e voglio parlare del reparto dialisi di San Felice a Cancello, un’isola felice nel mare magnum di una sanità non sempre all’altezza delle attese dell’utenza.
La nefrologia-dialisi di San Felice è un piccolo reparto, dodici letti, il servizio notturno e il ricovero già da tempo aboliti. I medici sono il dottor Iulianiello, primario, il dottore De Nuzzi e la dottoressa Giordano. Sono competenti e gentilissimi, per una medicina del volto umano che tutti desiderano e soprattutto i nefropatici cronici, costretti alla tortura della dialisi trisettimanale.
Gli infermieri sono per i pazienti ormai vecchi amici, Pina Russo, Tiziana Raucci (?), Anna Crisci, Vincenzo Falco, Luigi Sgambato e il caposala facente funzione Nicola Bernardo sono di una umanità sconvolgente, condividono il dramma e le problematiche dei pazienti di cui conoscono vita morte e miracoli. Al reparto ci si divide in due turni, uno dalla mattina alle 8.30, uno dal pomeriggio alle ore 14.30; gli operatori sociosanitari, ausilio indispensabile, sono Salvatore, onnipresente, Attilio e Assuntina(?).
Questo reparto vive come una grande famiglia, con quelle complicatissime macchine che sono i reni artificiali, bestioni alti quanto un uomo, attraverso i cui filtri passa il sangue e la vita dei pazienti.
Ecco io voglio, una volta tanto, esaltare un pezzo di sanità delle nostre zone viva ed operativa, umana e solidale, fatta di competenza, serenità e coscienza.
Non provateci a toccarcela, questa isola felice, ne saremmo colpiti in maniera irrimediabile, noi venti pazienti dialitici; a chi ha la fortuna di stare bene e a chi ha la responsabilità di prendere decisioni gravi ed irrevocabili, rivolgo le preghiere di passare un pomeriggio al reparto dialisi di San Felice a Cancello: forse gli si farà più chiara la decisione da prendere”.

