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CASERTA – Si chiamava via Corridoio l’angusta strada che a Caserta metteva in comunicazione via San Giovanni con via Colombo. Quasi un sentiero appena sterrato. Ma da cento anni, con l’arrivo delle Suore di Santa Giovanna Antida Thouret, si chiama via Sant’Antida. Il più antico luogo di educazione religiosa e laica di Caserta gestito da religiose e voluto da un laico. Cento anni che raccontano la storia della città attraverso le generazioni che continuano a passare per l’Istituto, alcune vere dinastie familiari di bisnonni, nonni, figli, nipoti e pronipoti. Un Istituto nato per accogliere bambine orfane o di famiglie disagiate, e che, pur fedele alla volontà del fondatore, il notabile casertano Francesco De Dominicis, si è sempre aperto al nuovo, ormai senza più differenze di sesso e di censo. Doveva essere un asilo e oggi è nido, scuola materna e primaria paritaria, con Trinity, laboratori, arte, musica, cucina, danza, teatro, lettura. Al centro la cappella d’epoca per il raccoglimento e la preghiera; all’interno il teatro con l’antica architettura, l’unico che sia rimasto intatto in tutto il territorio; gli spazi esterni con il cortile dei fiori e al centro Maria; il giardino con l’originale esemplare di camelia Carolina; in fondo il Coffee house della belle époque.
Tutto a Sant’Antida parla di “Ieri, oggi e domani”, il titolo della manifestazione programmata per celebrare questi straordinari cento anni di vita religiosa e laica, oggi venerdì 23 maggio, inizio ore 10,30 S. Messa e ore 11,00 processione per le strade principali della città con il parroco della cattedrale e il gonfalone. Una giornata che ha anche una seconda mission, il ricordo di Teresa Musco, vissuta a Caserta e morta in odore di santità nel 1976. Un abbinamento che si direbbe sia voluto dalla Provvidenza, perché nell’Istituto Sant’Antida di Caserta tra le religiose vi è la dolce suor Dorina, al secolo Fortunata Musco, sorella di Teresa. E’ lei che, silenziosa e sollecita, ogni sabato si reca alla vicina via Battistessa per spalancare la casa della sorella Teresa ai numerosi pellegrini e con loro recitare il Santo Rosario. Una casa rimasta intatta, dove Teresa ha sperimentato nel dono della sofferenza che si fa gioia l’amore infinito del suo Gesù, che l’ha voluta segnare delle stimmate e della corona di spine infissa sul suo capo. Titolo del Convegno: “Una crocifissa col crocifisso”.
A raccontare di lei è il giornalista RAI Paolo Brosio, con il suo libro “Raggi di luce”, definito dalla critica “la più grande inchiesta su guarigioni, miracoli e apparizioni mariane”, e reading di Pier Luigi Tortora. Un’appassionata narrazione nella quale riecheggiano le parole su Maria di Papa Bergoglio. Cento anni di storia dei semplici, dalle orfanelle di De Dominicis alla mistica Teresa.
