La forma dell’amore.
Amare qualcuno è mettere insieme due universi. È ridurre le distanze, collegare vite ed esperienze. È travasarsi l’uno nell’altro, senza paure, senza ripensamenti. Spesso ci troviamo davanti a coppie – oppure ne viviamo l’esperienza – apparentemente molto distanti per posizioni o stili di vita. Eppure si tratta di coppie felici, di relazioni forti, forse non «convenzionali» sotto alcuni punti di vista, ma assolutamente stabili.
Talvolta due persone non hanno nulla in comune se non un reciproco sentire di doversi assolutamente appartenere. E quando mi trovo di fronte ad una coppia simile, quando questo amore, tanto forte, non sembra davvero non possa trovare altro motivo, mi chiedo sempre come abbia fatto a nascere, da dove sia partito, da quali interessi, occasioni. Ma, ancor più, come questo amore si sia reso palese.
Quando siamo innamorati non chiediamo null’altro che poter amare alla luce del sole. Perché chi è innamorato, senza girarci intorno, ama già. Sogna già l’altro, lo mette al centro delle sue attenzioni, lo cura, lo pensa, non sa distaccarsene, ne traccia di continuo il profilo sul suo cuore. Chi è innamorato sogna, ha già la sua storia d’amore. Inventa situazioni ed occasioni. Talvolta, inventa discorsi con l’amato.
Eppure c’è un punto, una linea di non ritorno che chiede, a quell’innamorato, di palesare il suo amore. È un rischio, è una situazione piena di paure, che richiede coraggio. Ma che non può non accadere. Un cuore che ama non può non sperare e scommettere nel proprio sentimento. Non può negarsi di dichiarare, prima o poi, il proprio amore alla luce del sole.
Non so quanti amori con cui mi sono confrontato sono partiti dall’espressione: «io e quello/a? Mai!». E, poi, accade l’impensato… l’inimmaginato. Magari quello/a hanno già un piccolo interesse nei confronti di chi si apre a questo pensiero. Magari hanno un amore forte, che si fa scudo con la rudezza e l’antipatia. E, poi, tutto cambia… che vada bene o male, che ci sia un sì o un no, che ci sia una dichiarazione «esplicita» o «silenziosa». In un modo o nell’altro, dovrà partire quel «La» che porta alla costruzione di un «noi».
Unire due mondi non è un’operazione facile. C’è dietro la paura, spesso per il terrore di un rifiuto. Talvolta c’è dietro anche il terrore di un sì, la sensazione di non poter gestire quel rapporto, di non esserne in grado. Talvolta di non sentirsi degni della persona che si ama. Ed, allora, giù lacrime e lacrime e disperazione. Lacrime e lacrime di paura. Perché se convincersi di amare, talvolta non è semplice, allora non è semplice nemmeno dimostrare, fino in fondo, il proprio amore. Perché, non ce lo neghiamo, ci sono occasioni in cui una parola in più, o in meno, o un gesto in più, o in meno, fa la differenza. O, forse, no.
Come dimostrare, dichiarare il proprio amore? Ecco, la risposta non è semplice. Probabilmente non esiste davvero una risposta. Almeno una risposta unica. Certo è che l’amore, l’interesse, va dimostrato. Andrebbe dimostrato. Ed esistono due uniche «strade» per dimostrarlo. Una «silenziosa», fatta di gesti ed attenzioni, ed una più «verbale», quella della dichiarazione vera e propria. Non sempre la prima sfocia nella seconda. E non sempre la seconda passa per la prima. Insomma, non sempre si può spiegare come decide di mostrarsi un amore.
Alla base c’è l’umiltà, tanta umiltà. Una umiltà «presuntuosa», a voler essere sinceri, che non nega quello che prova e quello che sente. Esporsi «silenziosamente» vuol dire farlo con messaggi indiretti, con gentilezze, piccoli doni, attenzioni, inviti. Soprattutto con la cura. E con una presenza delicata e continua. È un discorso di libertà, di una libertà che corre incontro ad un’altra libertà mettendosi ai «bordi», offrendo quello che può senza pretendere di invadere. Tendendosi ed offrendosi presente, senza invadere. Come una sorgente, che offre quello che ha senza pretendere di inondare.
Quello di un amore che si espone in questo modo (tipico della stragrande maggioranza delle fanciulle che provano interesse per un ragazzo) è un percorso che richiede tanta onestà, forse più di chi decide di esporsi in maniera totale. Questo per un motivo molto semplice: un amore che si palesa per piccole attenzioni deve saper dichiararsi in modo ineccepibile anche se non usa le parole. Perdersi in situazioni limite, in cui colui che riceve non sa distinguere se si tratta di una cura da amico strettissimo o da persona veramente interessata, è la cosa peggiore che possa capitare. Tanto a chi mostra questo suo sentire, tanto a chi riceve queste attenzioni. Se ho deciso di amare… allora amo. Non mischio le cose.
Chi opta per la strada del palesarsi in modo evidente e «verbale» non sempre l’ha scelto in base ad un ragionamento. Può esserci l’occasione, oppure essere necessario per un «problema» (la distanza, la non grande confidenza, la difficoltà di avere un vero e proprio contatto) oppure perché si è davvero timidi timidi timidi e non si sa che cosa fare. Questa è la strada che, se salva (e terrorizza) il cuore di chi decide di dichiararsi, non è detto che lasci in pace il cuore di chi, questo amore dichiarato, lo riceve. Soprattutto quando è inaspettato, non è facile mettersi nei panni (e nel cuore) di questi ultimi. C’è chi è solito allontanare le persone per un po’, quando accadono situazioni del genere, un po’ per rispetto di chi decide di esporsi (per non ferirlo) e un po’ per poterci riflettere e meditare su, con molta calma e, soprattutto, lucidità. Ci vuole tempo e spazio anche per ricevere amore.
Ogni amore è un offerta. Che finisca bene o male quel dichiarare l’amore, non cambia il senso dell’essere un’offerta gratuita, senza impegno. Aprirsi all’amore e prenderlo, in coscienza, seriamente non è cosa da poco. È fare i conti con tutto quell’insieme di paure che si legano alle insicurezze di ognuno di noi. C’è chi sa farlo senza paure, chi sa ragionare di retorica, chi salta i passaggi arrivando dove vuole… e perde tutto per strada, perché, in fondo, non sa amare. C’è chi ci mette tempo, molto tempo, chi dedica cura un po’ alla volta, chi prende in cura un cuore con tutto ciò ce contiene e, poi, scopre che il suo amore non è accettato. E, poi, c’è chi ci mette onestà e sincerità, chi sa fare i conti con i tempi del cuore e riesce ad amare. Oppure non riesce.
Non è il caso di fare casistica. Così come non è il caso di illudere o far disperare. Credo che un amore non sia tale se non sente davvero il bisogno di mostrarsi, di provare ad essere «vero» oltre ogni dubbio o immaginazione. È un discorso di rispetto anche per sé stessi.
Unire due mondi, due cuori, è un’operazione complessa. E quante cose si imparano ogni volta. Non c’è libertà più bella di quella di sentirsi liberi di provare ad imparare ad amare. Di provare, senza paura, a sentirsi artefici – che vada bene o male, non importa – della forma dell’amore.
