
CASERTA – Torna al suo splendore la storica Cappella del Redentore, nelle vicinanze della Cattedrale e dunque nel cuore di Caserta, ma in una veste tutta nuova, cioè come Museo Diocesano. La tenacia del sacerdote-scultore, don Battista Marello, spinto dalla ricerca di quell’antico patrimonio artistico sacro della nostra città, ha dato vita a questo progetto: una sezione museale che raccoglie opere pittoriche e scultoree a sfondo devozionale e liturgico. Determinante il contributo della Curia ma soprattutto quello dei fondi provenienti dall’otto per mille, che ha permesso così di riaprire le porte del neo museo durante le trascorse festività natalizie con un notevolissimo afflusso di turisti e cittadini. L’opera di recupero, iniziata nel 2011, ha visto man mano il trasformarsi della Cappella, che dapprima ospitava le due Confraternite del SS. Sacramento e del SS. Rosario. Fondamentale la collaborazione dell’architetto, dott. Enzo Manzo, non solo per i necessari interventi di adeguamento dell’impiantistica, dal sistema d’allarme a quello elettrico ed antincendio, ma anche per il restauro stesso delle opere e per il successivo all’allestimento museale. Prezioso l’ausilio di Teresa Tartaglione e Sisti Mary nel riordino dei lavori esposti, soggetti all’incuria del tempo. Una collezione di statue marmoree e lignee, quadri, oggetti per il culto, bassorilievi, e strumenti musicali, databili dal XVII al XIX secolo, e che sarà ulteriormente arricchita dalle donazioni dell’ingegnere Andrea Basile e dell’architetto Pietro Monti, per il secondo nucleo del museo ancora in via di sviluppo. «Una notevole impresa– sottolinea don Battista – perché si sta creando il pieno laddove c’è stato il vuoto. Un unicum artistico che parte dal nostro Palazzo Reale, passa per San Sebastiano, in cui ci sono opere di Giacinto Diana, attraversa il museo diocesano, e arriva in Cattedrale con altrettanti affreschi di pregio». E necessario allora sensibilizzare perché l’arte è la sola traccia del nostro passaggio sulla terra e se poi essa ci rimanda a ciò che è divino, vale quindi la pena di custodirla!
Santa Caterina Da Siena
All’interno del museo, di notevole pregio è la tavola dipinta di Santa Caterina D’Alessandria. E’ datata intorno al primo decennio del secolo XVII, il cui autore è Pompeo Landolfo. L’immensa pala lignea (h cm. 300×195) rappresenta la gloria della Santa con scene del suo martirio sullo sfondo. Altrettanto affascinante è la statua in legno policromo del Redentore, risalente alla fine del XVI secolo e il cui originale materiale è stato scoperto solo in fase di restauro, avendo subito nel tempo continue modifiche. Belle sono anche le altre opere del museo, che testimoniano un passato spogliato dalla povere e rivestito finalmente di nuova luce!
