
CASERTA – Poche settimane fa, padre Giuseppe Rossi, chiamato ad altra missione dai suoi superiori, aveva dato il suo commovente addio alla parrocchia di Sant’Augusto, adiacente alla Tenda di Abramo di via Borsellino. Il prossimo fine settimana, dopo l’insediamento ufficiale, toccherà a un altro sacerdote sacramentino, padre Mario Vecchiato, raccoglierne l’eredità. Lasciamo alle sue parole il compito di raccontarci qualcosa del suo passato, le sue prime impressioni, le sue aspettative per il futuro. “Sono nato a Treviso – ci racconta – sessant’uno anni fa, per poi entrare in seminario minore a Treviso e continuare i miei studi a Bergamo e a Roma, dove ho conseguito la licenza in Teologia. Ho iniziato la mia attività a Viterbo, in una piccola comunità, prima di tornare a Bergamo. Mi avevano detto per sei mesi. Ci sono rimasto…15 anni, lavorando principalmente alla formazione dei ragazzi. Da lì, spinto dal desiderio di rinnovare lo spirito del seminario, sono passato poi alla comunità di Sant’Agata, a Reggello, vicino Firenze, dove ho trascorso vent’anni, alternando il lavoro dei campi ai momenti di raccoglimento e preghiera, da condividere con i confratelli e con i tanti giovani o semplici gruppi di persone in cerca di un’autentica spiritualità. Bella soprattutto l’esperienza del venerdì, quando, dopo un’ora di adorazione in piena notte, ci avviavamo a piedi, con una mela e un pezzo di pane, verso Vallombrosa e il Pratomagno, per un momento di riflessione al solo cospetto della natura”. Il cordiale colloquio con padre Mario, prima di approdare alla sua nuova esperienza casertana, spazia poi anche alle origini dei sacramentini, non a tutti note. “La nostra congregazione religiosa – ci ricorda padre Mario – nacque in Francia per mano di Pier Giuliano Eymard, proclamato santo il 9 dicembre 1962 da papa Giovanni XXIII, per poi estendersi in breve tempo con missioni in tutto il mondo. Oggi, nonostante una crisi vocazionale, in particolare in Europa, contiamo circa un migliaio di confratelli, presenti in moltissimi paesi, soprattutto in America latina e Asia, con persino 80 teologi in Vietnam. L’obiettivo del nostro fondatore era quello di fare di Gesù Eucarestia lo strumento di salvezza degli ultimi, abbinando però preghiera e adorazione all’amore concreto verso il fratello. Egli infatti scriveva: «Una vita puramente contemplativa non può essere pienamente eucaristica: il fuoco ha una fiamma». In pratica, egli voleva portare questo fuoco dell’amore ai quattro angoli di Parigi. Il suo impegno era infatti soprattutto verso i giovani operai, gli straccivendoli, i poveri della periferia parigina. Gli stessi sacramentini, considerati in passato semplici adoratori, hanno tardato a comprendere questo passaggio da contemplativi a, come dico io, contempl-attivi”. E’ con questo spirito che padre Mario si accinge ora ad affrontare questa nuova “missione” casertana. “Qui – conclude – mi sono sentito subito accolto. Il “progetto” è semplice: condividere la storia della mia nuova comunità, portando, ove possibile, fiducia e speranza nel futuro”. Buon lavoro, padre Mario.
La storia dei sacramentini
Con l’approvazione di monsignor Sibour, arcivescovo di Parigi, padre Pier Giuliano Eymard dà inizio alla congregazione del Santissimo Sacramento il 13 maggio 1856, oltre centocinquant’anni or sono. Nel capitolo di Parigi del 1887, i sacramentini, concentrati, allora, quasi esclusivamente in Francia e Belgio, si aprono alla missione universale, oggi estesa a una trentina di Paesi in tutto il mondo.
