
CASTELVOLTURNO (Caserta) – Nel suo recente libro Sergio Nazzaro ha rappresentato Castelvolturno come un luogo della violenza, della disgregazione civile e sociale. Infatti, negli anni scorsi la strage dei ghanesi e i traffici di ogni genere (da quelli della prostituzione e della droga a quelli dei veleni della camorra) hanno reso famigerata la città domiziana. Da sabato scorso si può ben dire che è cambiato lo scenario: nella sala del Consiglio Comunale – e poi nel Centro di Mary Osai – si è vissuto un momento magico: come d’incanto Castelvolturno si è trasformata in una sorta di capitale del dialogo e dell’accoglienza dei migranti, del confronto interculturale e interetnico, della pace e della solidarietà tra i popoli. Quella sala, di solito un poco cupa e tetra, si è trasformata in un centro culturale vivo, ricco di partecipazione e cittadinanza attiva, di colori e di bellezza, di musica e di canti. L’occasione è stata offerta dall’evento in omaggio a Miriam Makeba per il 5° anniversario della sua scomparsa, avvenuta proprio qui nella notte del 9 novembre 2008 a conclusione del suo ultimo concerto di solidarietà per i fratelli trucidati dalla camorra. E’ stata una vera e propria epifania, un inno per il riscatto delle nostre terre martoriate dai fuochi e dai veleni.
