
CASERTA – C’è stato un graditissimo ritorno, sabato scorso, 26 ottobre, in seno alla Caritas diocesana di Caserta. E’ stato quello del vescovo emerito monsignor Raffaele Nogaro che, in occasione dell’inaugurazione del nuovo anno pastorale degli operatori Caritas, tenutasi presso il teatro sottostante la parrocchia del Buon Pastore a Caserta, si è potuto, e ha potuto regalare ai presenti, un piacevole tuffo nel passato quando, nel lontano 2006, rappresentava, insieme con il compianto don Giorgio Quici, la vera anima della nascente Caritas diocesana casertana.
Dopo i saluti di rito del “padrone di casa” e vicario episcopale della carità, don Antonello Giannotti, “il primo sacerdote da me ordinato qui a Caserta, esattamente 20 anni fa” – ha ricordato il vescovo Nogaro -, è stato lo stesso don Antonello a prendere la parola, soffermandosi in particolare sull’importanza della preghiera per tutti i cristiani e ricordando l’appuntamento di Caserta del 9 novembre con la marcia silenziosa a difesa e a salvaguardia del creato. E’ quindi seguito l’intervento del dottor Domenico Iannascoli, vicedirettore Caritas, che ha illustrato, a grandi linee, i tanti progressi compiuti da Caritas diocesana di Caserta negli ultimi anni, soprattutto nel campo della formazione e della creazione di un numero sempre crescente di centri d’ ascolto, da quello diocesano a quelli presenti in oltre 20 realtà parrocchiali, non ultimo quello della cappellina di via San Carlo, destinata ai fedeli di origine ucraina, dove vengono celebrate cerimonie di rito bizantino.
L’intervento di Iannascoli è voluto anche essere un augurio di benvenuto, o meglio di bentornato, a monsignor Nogaro che, dopo questa prima iniziativa, ha assicurato la sua presenza anche ai futuri incontri sul tema della carità, che avranno cadenza mensile, riappropriandosi in pratica del suo ruolo di padre spirituale della Caritas, che tanti frutti ha dato in passato. A quel punto, attesissimo dalla platea, l’intervento dello stesso Nogaro che ha così esordito: “Mai avrei pensato e sperato, nel corso della mia malattia, di poter tornare un giorno nella “mia” Caritas. Ovvio, perciò, che oggi io mi senta particolarmente contento ed emozionato di essere in mezzo a voi, vere meraviglie di Dio”.
Dopo aver spaziato dai suoi ricordi personali al capezzale di don Tonino Bello, “contento di morire, perché sicuro di abbracciare Dio”, ai grandi cambiamenti subiti dalla Chiesa nei secoli, monsignor Nogaro ha confessato di essere un vero e proprio “tifoso” di papa Francesco che, pur predicando semplicemente il Vangelo, “ha compiuto un’autentica rivoluzione in seno alla Chiesa, liberandola dalle pastoie di un passato storico, nella quale è arrivata a rappresentare potere, ricchezza e prestigio, e restituendola alla sua missione di servizio verso il prossimo”. Sia pure contro la sua volontà di persona profondamente umile e allergica ai complimenti, comunque inevitabile, al termine del suo intervento, la “standing ovation” di tutti i presenti, felici di aver potuto riabbracciare la loro guida spirituale.
