Piana di Monte Verna, sos Tecnogen: 63 persone a rischio licenziamento

PIANA DI MONTEVERNA  (Caserta) – Dopo il grido di dolore dell’EURECO, l’ex centro ricerche agroalimentari della Cirio di Piana di Monte Verna, rimasto purtroppo inascoltato, un altro appello si leva alto dalla piana bagnata dal Volturno, nel comprensorio della vecchia Fagianeria. E’ quello dei 63 lavoratori della Tecnogen S.p.A., società di proprietà della Sigma Tau Finanziaria S.p.A., operante nel settore dello sviluppo e della produzione di farmaci biotecnologici.

 

Questi, ormai da mesi, vivono nel totale disinteresse e nell’indifferenza, non solo dei media, ma della stessa casa madre, impegnata in un fantomatico piano di riassetto industriale, del quale, evidentemente, Tecnogen non fa più parte. E questo, nonostante l’azienda, sorta anagraficamente a Milano nel 1987, ma trasferitasi stabilmente nella nuova struttura di Piana di Monte Verna nel 1993, dopo un periodo di “convivenza” con l’adiacente Cirio Ricerche, abbia negli anni depositato decine di brevetti e ottenuto importanti riconoscimenti, nazionali e internazionali, a livello di certificazione.

 

Basti pensare all’autorizzazione, rilasciata dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) nel 2003, per la produzione di farmaci destinati alla sperimentazione clinica, autorizzazione poi confermata in seguito alle rigidissime verifiche ispettive del 2006, del 2009 e dello scorso ottobre; e alla certificazione, ottenuta nel dicembre 2010, del proprio sistema di gestione Salute e Sicurezza sul lavoro, secondo i dettami del British Standard OHSAS. Il primo sciopero della storia dell’azienda (!) non ha sortito l’effetto sperato.

 

“La nostra speranza” – ci dicono preoccupati  i rappresentanti dell’R.S.U. – “è che lo stato di agitazione generale indetto e una maggiore attenzione da parte dei media e delle Istituzioni, locali e non, consentano di evitare la paventata chiusura e di salvare i nostri posti di lavoro, in una regione e una provincia già tanto tartassate sul fronte occupazione”. Il nostro augurio è che l’appello e il grido di dolore di questi lavoratori non rimanga, come spesso accade, “voce di uno grida nel deserto”.