CASERTA – Alla fine è stato dichiarato dal Comune di Caserta il dissesto finanziario con ventidue sì della maggioranza. La minoranza ha abbandonato l’aula come ampiamente anticipato al momento del voto lunedì 24 ottobre. Il Consiglio comunale non è caduto sotto i colpi della Corte dei Conti (la cui udienza in programma proprio in concomitanza del Consiglio è stata rinviata).
In questo caso la maggioranza è politicamente salva visto e considerato che la dichiarazione di dissesto non provoca lo scioglimento dell’Assise. I rilievi mossi dall’organismo contabile sulla gestione dell’ente comunale fanno riferimento al ritardo nell’approvazione del rendiconto 2009, che riguarda l’Amministrazione Petteruti (ma questo fatto è prassi consolidata da anni visto che ciò si è verificato anche per il 2007, 2008 mentre per il bilancio 2010 c’è stata solo l’approvazione in giunta). Piuttosto la Corte dei Conti parla di una “sostanziale inaffidabilità della programmazione” collegata ad una sovrastima delle entrate.
Ci sarebbe secondo i magistrati contabili una differenza pari al 52 per cento delle somme tra le entrate previste e quelle registrate effettivamente. Ci sarebbe “uno squilibrio finanziario strutturale come attestato dal superamento dei parametri di deficitarietà strutturale”. Inoltre ci sono il lodo arbitrale intrapreso dalla Sace ammontante a circa 34.600.000 euro per il quale è stata depositata impugnazione per richiedere la sospensione dell’esecutività e quello del consorzio infrastrutture Cogein a cinque milioni di euro anch’esso impugnato come pure la sentenza n. 83/10, relativa al lodo arbitrale intrapreso da “La Vanvitelli srl” per l’annullamento della condanna del Comune di Caserta al pagamento della somma di 9.015.800,33, oltre spese di funzionamento Collegio arbitrale la cui udienza per le precisazioni e le conclusioni è fissata per il 28 novembre 2012. Secondo gli stessi revisori in generale con i lodi i debiti stimati potrebbero incrementare a circa 125milioni 439mila euro (ma sommare i lodi può essere considerato al momento un mero esercizio contabile in quanto legati a giudizi arbitrali tuttora in corso).
Nella relazione del collegio dei revisori dei conti mancherebbero debiti fuori bilancio approvati il 20 ottobre 2011 e residui da contravvenzioni stradali. Secondo la relazione del collegio dei revisori dei conti il disavanzo di amministrazione al 31 dicembre 2010 (contestato dal collegio) ammonta a 3.229.695,34 euro. Dall’elenco dei decreti ingiuntivi notificati dal primo gennaio al dieci ottobre 2011 si evince che la domanda giudiziaria relativa alla mancata esecuzione dei pagamenti a creditori/fornitori del Comune risulta essere dell’importo complessivo di 10.980.159,25 euro. Con il dissesto risultano essere bloccati i pignoramenti e la fase successiva vedrà la trasmissione degli atti contabili al ministero degli Interni che entro un paio di mesi invierà a Caserta i suoi commissari per cominciare l’attività di transazione con i creditori. Il disavanzo complessivo dal quale è scaturita l’operazione dissesto in linea di massima è pari a circa 3,2 milioni di euro ma si tratta comunque pur sempre di una stima approssimativa. Nello specifico, per l’organo di revisione si può dire che il ricorso a risorse di carattere straordinario per assicurare la copertura delle spese correnti fisse ha contribuito notevolmente al conclamarsi di una irreversibile crisi finanziaria per l’Ente. Esistono diverse situazioni debitorie per le quali gli atti burocratici finalizzati all’espletamento del pagamento ci sono tutti ma manca la disponibilità di cassa.
Tre i vantaggi del dissesto: il primo riguarda la vendita del patrimonio immobiliare anche per necessità di cassa corrente come si evince dalla delibera di giunta numero 56 del 16 aprile 2010. Con questo atto è stato approvato il piano delle alienazioni e valorizzazione dei beni immobili per l’importo complessivo di 62.531.579,58 che comprende sia fabbricati che terreni e con delibera di commissario straordinario numero 84 del 6 giugno 2011 è stato approvato il nuovo piano delle alienazioni e valorizzazione del patrimonio immobiliare per l’importo di 13.512.659,30 di cui 9.883.726,10 per fabbricati e 3.628.933,20 per terreni. L’importo previsto nella predetta delibera è stato calibrato sull’importo presunto dell’ammontare della ricognizione sui debiti fuori bilancio. Rispetto alla precedente deliberazione sono state eliminate le risorse derivanti dall’alienazione della sede della Prefettura e Questura oltre ai terreni oggetto di modifica di destinazione urbanistica (da agricolo ad edificabile).
Allo stato l’ammontare complessivo, secondo il settore Patrimonio ed Espropri – Edilizia scolastica – Sport – Verde pubblico, per quel che concerne la situazione del patrimonio immobiliare da alienare, è pari a 90.432.542 euro di cui sono in corso di vendita sei locali commerciali con destinazione d’uso affitto in via Mazzini, altri cinque in via Turati, un locale terraneo in via Santagata, un appartamento a Centurano e un altro a piazza Gramsci con destinazione d’uso Informagiovani e palazzo Abete in piazza Ruggiero (destinazione d’uso uffici comunali) per un ammontare complessivo, compresi anche altri sette immobili che devono ancora entrare nel vivo dell’alienazione, è di 9.883.725 euro. Volendo prendere in esame invece solo quelli in corso di procedura la cifra che dovrebbe essere incassata dal Comune per la vendita dovrebbe essere a conti fatti di 5.709.713 euro.
Il totale delle riscossioni per il 2010 è stato di 78.931.358,41 euro mentre i pagamenti ammontano a 58.889.948,74. Dal rendiconto 2010 è stato eliminato un importo pari a 7.920.000 euro del residuo attivo inerente la procedura di vendita del diritto costituito dalla quota di partecipazione dell’amministrazione comunale nel consorzio/società relativo all’accordo di programma ex area Saint Gobain. Ciò, come si evince dall’atto della conferenza dei dirigenti del 10 ottobre scorso, si spiega con il fatto che non essendo stato al momento prorogato l’accordo di programma, non sussiste il vincolo giuridico per la conservazione del residuo. Sul punto in consiglio comunale è intervenuto il consigliere del Psi Pasquale Corvino che ha sostenuto invece il fatto che “dobbiamo avere 8 milioni di euro da Coppola che ha già provveduto a pagare 800mila euro a titolo di cauzione nella fase preliminare all’acquisto.
I debiti fuori bilancio del 2011 sono pari a circa 13.123.500 che secondo il collegio dei revisori saranno coperti con l’alienazione degli immobili. La vecchia biblioteca attualmente inagibile in via Roma è stata stimata due milioni di euro. Per le contravvenzioni al codice della strada invece vi è stato un accertamento per 1.208.371 euro ma ne sono stati incassati solo 466.345. L’importo totale dei terreni da alienare è pari a 3.628.945 euro mentre il totale del patrimonio indisponibile, cioè non soggetto a vendita, è pari a 152.921.592 euro e comprende Teatro di via Mazzini, Palazzo municipale, ex Eca (casa degli anziani) in via Roma, complesso Belvedere di San Leucio, l’ex macello (la nuova biblioteca), Aeronautica militare Sirtori in viale Douhet, Caserma Sacchi in via S. Gennaro, edifici scolastici sull’intero territorio e gli impianti sportivi. Dall’elenco dei decreti ingiuntivi notificati dal primo gennaio 2011 al 10 ottobre 2011 si evince che la massa complessiva dell’importo da pagare ai creditori/fornitori è di 10.980.159,25 euro.
Gli altri vantaggi del dissesto per il Comune sono il blocco delle procedure esecutive e la sospensione di interessi e azioni; la definizione in ragione di un 40 per cento minimo e di un 60 massimo per la liquidazione delle situazioni di credito che saranno di volta in volta stabiliti dal commissario. A fare da contraltare gli aumenti a cominciare dall’aliquota Irpef che passerà da 0,4 a 0,8. Aumenti si potrebbero registrare anche per altre imposte. La procura della Corte dei Conti, potrà, qualora lo dovesse ritenere opportuno, procedere a un’indagine. Lo scenario quindi potrebbe essere legato ad una politica di tagli dei servizi e di aumento delle tasse. I decreti ingiuntivi da parte dei creditori ammontano complessivamente a quasi 11 milioni di euro quasi tutti non opposti perché derivanti da legittime pretese dei fornitori non soddisfatte nei termini dall’Ente come si evince da una ricognizione del responsabile dell’ufficio legale degli atti giudiziari a carico del Comune (decreti ingiuntivi e pignoramenti) dal primo gennaio 2011.
E’ da considerarsi inoltre che i finanziamenti erariali da parte dello Stato, come si evince dalla documentazione del collegio dei revisori, sono stati ridotti per il Comune di circa 3,8 milioni di euro e che questo taglio non è stato ancora compensato dalle pur previste ulteriori entrate tributarie. Per il sindaco si è trattato di “una scelta obbligata non potendo più essere garantiti i servizi pubblici essenziali. Non abbiamo speso un euro tranne che per le Leuciane. Gli atti sono sempre migliorabili. Il dissesto è un’opportunità, un punto di partenza non un punto di arrivo. Continueremo a chiedere una mano al Governo”.
Per il consigliere di opposizione Cobianchi “per le Leuciane sono stati spesi 144mila euro e in generale sono state gonfiate le entrate e sottostimate le perdite” come ha sostenuto anche il collega della minoranza Nicola Melone che ha parlato di “manifestazioni costosissime da rivedere” e dell’opportunità di utilizzare artisti locali. Il consigliere Luigi Ebraico di Speranza per Caserta ha posto l’accento sulla “mancata apertura della biblioteca comunale” mentre per Luigi Del Rosso del Pdl “non possiamo dare niente alla città con questo dissesto. Si possono ricontrattare tutti i contratti”. Il consigliere di opposizione Luigi Falco ha difeso il suo operato nel corso dei nove anni in cui è stato sindaco.
