Caserta, Nicola Melone dopo Speranza: L’onestà contagiosa non fa proseliti

CASERTA – Abbiamo chiesto al consigliere comunale, Nicola Melone, già candidato sindaco del Movimento Speranza per Caserta, di fare chiarezza sulla sua posizione in seno al consiglio e nei confronti degli altri componenti del Movimento Speranza per Caserta, dopo la sua uscita per incompatibilità con alcuni dirigenti del movimento stesso. Come sempre, il professor Melone ha acconsentito volentieri a rispondere alle nostre domande, spaziando anche su altri temi di scottante attualità.


Abbiamo appreso delle sue dimissioni dal movimento Speranza per Caserta, mentre ha mantenuto il ruolo di consigliere al Comune; il che ha suscitato non poche polemiche. Ci può raccontare com’è nata questa sua decisione e, se possibile, quali ne sono stati i motivi scatenanti?

Il malessere ha origini lontane. Già dopo le elezioni, al momento di creare il coordinamento, io fui chiaro. Dissi di non volere incarichi, ma di volermi limitare a sedere nel consiglio comunale. Sin da allora c’erano tuttavia delle divergenze nella visione della politica. Gli altri componenti del coordinamento avevano e hanno una posizione più estremista e ferma nella contrapposizione con gli altri schieramenti. Io, come ho sempre detto, sono rivoluzionario nelle idee, ma moderato negli atteggiamenti. La causa scatenante fu poi una serie di accuse gratuite e ingiuste nei confronti del mio stretto collaboratore e addetto stampa, che io reputo alla stessa stregua di un figlio. Alla mia minaccia di andare via, mi fu risposto: vattene, ma lascia il posto di consigliere a un altro. Da allora mi sono un po’ defilato e questo mi ha attirato, da parte di alcuni, accuse di assenteismo e menefreghismo. Altri mi accusavano, invece, di aspirare a posizioni di leader, con manie di protagonismo, contrariamente a quanto pensavo di aver già dimostrato nel mio approccio iniziale. A fine luglio, comunicai pertanto la mia intenzione di dimettermi, a fine settembre, dal movimento e, successivamente, dal consiglio. Da quel momento, ho ricevuto tutta una serie di attestati di stima da parte di molti dei miei 2500 elettori, e dico miei perché avevano votato la persona e non la lista; il che mi ha fatto riflettere e recedere dal mio proposito di lasciare il consiglio, che continuerò invece a frequentare come indipendente. E questa mia decisione è irreversibile.

 

Si sente dunque tradito dai suoi compagni del movimento?

Non da tutti, ma da quelli del coordinamento sicuramente sì, perché hanno ferito profondamente la mia dignità. E devo purtroppo aggiungere che da altri, che io ritenevo amici, non ho ricevuto il benché minimo segnale di solidarietà. 

 

Mettendo da parte questa spiacevole parentesi, ci può fare un breve consuntivo di questa sua prima esperienza di consigliere comunale?

La mia esperienza è sicuramente deludente perché, contrariamente alle aspettative, pensavo in un maggior coinvolgimento del consiglio nell’indirizzare le strategie comunali, mentre, dal momento del suo insediamento, il sindaco e la giunta si sono chiusi in una sorta di bunker e le notizie siamo costretti addirittura ad apprenderle dai giornali.  

 

Che ruolo pensa possa occupare la minoranza in seno al consiglio comunale?

Questo è l’unico lato positivo della mia esperienza in consiglio. Insieme con le altre forze di minoranza, pur nelle nostre diversità, siamo infatti riusciti a raggiungere una certa convergenza di idee sui grandi temi, come Lo Uttaro, il dissesto idrogeologico, la ztl e via discorrendo. Se si riesce ad estendere questa convergenza anche agli altri partiti che non sono rappresentati in consiglio e alle associazioni serie operanti sul territorio, il gruppo di maggioranza sarà costretto a tenerne conto. Solo così l’opposizione avrà senso di esistere.

 

Cosa pensa dell’attuale drammatica situazione legata al problema rifiuti?

Il problema rifiuti è estremamente serio e di difficile risoluzione. Ogni anno dagli introiti della TARSU, mancano, inspiegabilmente, 6 dei 18 milioni previsti. Inoltre, il contenzioso in atto non dovrebbe essere tra lavoratori e amministrazione comunale, ma tra i lavoratori e Caserta Ambiente, la società addetta alla raccolta che, a sua volta, vanta crediti sull’amministrazione. Ci sono comunque situazioni che a me, sinceramente, appaiono poco chiare.

 

C’è ancora spazio in politica per le persone per bene?

Non voglio pensare che non ci sia spazio per le persone per bene, anche se devo ammettere che, per raggiungere alcuni obiettivi, bisogna scendere a compromessi e confrontarsi con persone che proprio per bene non sono. Ma l’onestà non basta. Ci vuole capacità, competenza, disponibilità a mediare, per fare sistema. Le contrapposizioni e il muro contro muro non portano a nulla. Non bisogna poi dimenticare che l’onestà è contagiosa e può produrre solo bene.

 

Sappiamo quanto lei ami la sua famiglia, i suoi figli e i suoi nipoti. Al di là di quelli che possono essere i sogni, cosa pensa sia auspicabile e soprattutto realizzabile per il loro futuro?

Se dovessi dare una risposta egoistica, dovrei dire alle mie figlie: andate via da Caserta, il “fujtevenne” di eduardiana memoria. Al di là delle carenze storiche del Mezzogiorno, la nostra provincia ha sofferto e soffre il fatto di aver sempre avuto una classe dirigente che non ha mai fatto gli interessi della provincia, né a livello regionale, né a livello nazionale. Ciò che non è invece di Salerno e nemmeno di Benevento. Ma il vero grande problema, oltre la camorra, che ha ammazzato non solo uomini, ma anche cultura, è la mancanza del lavoro. Quando non si riesce a far partire progetti, come quello del Policlinico, in grado di garantire tremila posti di lavoro in quattro anni, allora il futuro appare nebuloso. Solo creando una nuova classe dirigente, onesta, competente, innamorata della propria terra, si può sperare che, anche per i nostri figli, qualche sogno possa tramutarsi in realtà.