CASAL DI PRINCIPE (Caserta) – In un luogo che è diventato, spannung, apice ed apoteosi di un racconto da potersi definire paradossale perché pur avendo come protagonista la morte più turpe, ovvero quella provocata dalle prevaricazioni e i soprusi, diventa inno ed esaltazione alla vita, si sono conclusi, domenica 24 settembre, gli egregi lavori della «Summer School Ucsi di Giornalismo Investigativo».
La tomba di Don Diana
Ecco perché la visita finale alla tomba di don Peppe Diana è apparsa a tutti come una passeggiata tra gli Campy Elisè pieni di sole, di vita, di speranza e di quell’aurea celestiale in cui si vive fortemente l’illusione che l’uomo possa superare i limiti del tempo ed eternarsi per sempre.
Aveva ragione Foscolo quando nel suo carme «Dei sepolcri» parlò di corrispondenza di amorosi sensi e tanto cantò quelle città che con cippi marmorei onoravano i grandi defunti, affinché il loro operato fosse sempre da modello e da sprone per le generazioni future.
Casal di Principe si riscatta
Ebbene Casal di Principe, grazie al lavoro di questi tre giorni intensissimi, riscatta e rivendica la propria identità civica, non solo agli occhi di una docente casertana che per la prima volta visita un luogo da sempre evitato per le orrende vicende che l’hanno reso tristemente noto alla stampa del mondo, ma anche ad un folto gruppo di intellettuali e giovani giornalisti che se ne tornano a casa ricchi di un bagaglio formativo inestimabile ed irripetibile.
La Summer School
La Summer School, in collaborazione con il consorzio Agrorinasce, riaccende le luci della città ed è stato bellissimo che anche il liceo Nino Cortese di Maddaloni, sempre attento e partecipe ad attività che mirino a ristabilire e a consolidare l’idea di legalità, vi abbia potuto contribuire godendo di una luce che non e’ quella artificiale o alogena di fari finti, ma quella fatta di astri che ulliminano la lunga notte dell’oblio e trasformano la storia, troppo spesso percepita come un fatto fuori da sé e distante dalla propria vita, in un racconto ricco di sentimento, di realtà vive e vitali.
Le fonti persone vive
È cosi che le fonti diventano persone e la testimonianza di chi ha vissuto ti rende empaticamente compartecipe di vite altrui. Le parole e i racconti di magistrati di alto spessore come Giuseppe Ayala o Leonardo Guarnotta su uomini come Falcone o Borsellino hanno acceso la curiosità emotiva di tutti e sembrava di vederli davanti ai nostri occhi questi grandi uomini con la loro forza, i loro caratteri e le loro fragilità.
Riportare le emozioni e le intuizioni di un Falcone quando interrogava Buscetta e confidava all’amico Ayala di nutrire speranza per quella parola detta, per un’espressione colta, è stato come vivere il momento e renderlo parte della propria esperienza personale di persona, di cittadino e di giornalista.
Agnese Borsellino
Cosi come ti fa simpatia pensare a quando la moglie di Borsellino chiede il motivo per cui ci si incontrasse a lavorare in un orario anomalo e viene zittita simpaticamente dal marito.
Avere la consapevolezza grazie all’intervento del già ministro di Grazia e Giustizia Claudio Martelli di come la politica si sia trasformata nel tempo e abbia subito i mutamenti di un momento storico dalla portata unica ed irripetibile.
Il Bunkerino, Ayala, Martelli e Guarnotta
Ci ha parlato del bunkerino, del famoso 41 bis, delle vicende politiche che hanno seguito la strage di Capaci e i vari atti camorristici atroci del tempo. E ancora riuscire a entrare, attraverso il mirabile racconto dell’inviato dell’«Avvenire» Toni Mira, in quel rapporto unico ed umano che si venne a creare tra il giudice Borsellino e la giovane pentita Rita Atria che trasferitasi a Roma per motivi di sicurezza non ce l’ha fatta a vincere contro una vita che l’aveva segnata dalla nascita e per questo ha preferito lanciarsi da una finestra di viale Amelia, dove viveva segretamente, piuttosto che continuare a vivere un’esistenza di solitudine e isolamento.

I testimoni: da Capacchione a Sardo a Roccuzzo
Ho solo citato alcuni dei grandi nomi che con il loro intervento hanno fatto breccia nelle emozioni degli astanti, ma in verità tutti sono stati parimente coinvolgenti e stimolanti sia per quello che dicevano che per le loro peculiarità caratteriali come quelle uniche della senatrice Rosaria Capacchione con il suo eloquio graffiante e nello stesso tempo pieno di quelle crepe che vogliono insinuare dubbi costruttivi, quasi alla maniera socratica.
Orwell
Quegli stessi messi in risalto dal giornalista della Repubblica Raffaele Sardo che in modo critico, ma anche sottile, ha rivelato la duplice faccia della stampa: quella rampante e adstruens, ma anche quella faziosa e tendenziosa che non nasce per amore della verità o per bisogno di ricerca del vero, ma solo per fare notizia.
Il vero giornalismo nasce dal credo professionale e dalla necessità di andare oltre ciò che è scontato, ovvero essere libero, come ha ricordato il caporedattore di La 7 Antonio Roccuzzo, parlando del «’92». Roccuzzo, citando il grande George Orwell, ha spiegato che per il giornalista essere libero significa avere il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire e non il contrario.
Nonostante le sedie e l’aria condizionata… Grazie di esserci!
Certo non è stato sempre facile mantenere alta la propria attenzione, soprattutto su sedie non proprio comode, durante interventi talvolta troppo lunghi e un po’ soffocanti a scapito del dibattito e delle domande, ma la maestria e la innata simpatia arguta del direttore della Summer School Luigi Ferraiuolo, hanno stemperato questi disagi e la sua luce fatta di entusiasmo, cura, preparazione e grande passione ha addolcito l’animo di tutti e ha riscaldato il clima della sala, nonostante le temperature rigide di un’aria condizionata non proprio piacevole.
