Non ci sono più aggettivi per le ultime desolanti prove dei bianconeri
CASERTA – Chi pensava che peggio di così non si può, e che la settimana di allenamenti aveva dato le prime risposte di carattere della squadra, avrebbe fatto fatica a credere che si poteva fare peggio che ad Avellino o a Cantù. Ormai il crollo psicologico e tecnico è sempre più anticipato. L’ultimo quarto ad Avellino, il secondo tempo a Cantù, ancora prima dell’intervallo a Milano.
Frates parte con Di Bella
Frates parte con Di Bella in quintetto, mentre per Bucchi ci sono Vitali e Sow, con Price inizialmente in panchina. Tenta subito di scappare l’Armani che approfitta dei soliti banali errori in passaggio della Eldo e va sul 7-2, per poi provare a scavare subito un break. Diaz mette due bombe che tengono i bianconeri a contatto, ma l’Armani è sempre avanti nel punteggio e chiude il primo quarto 20-13, complice lo 0 su 4 ai liberi di Caserta.
Time out di Bucchi
Il secondo periodo vede subito una reazione Eldo, che costringe al time out Bucchi sul 22-20 dopo un bel contropiede concluso da una rovesciata di Foster (unico suo canestro nel match). Ma il gioco in attacco della Juve si fa sterile, e Diaz è costretto a forzare più volte. L’Armani si riporta avanti (30-20) e solo una provvidenziale quanto estemporanea bomba del redivivo Brkic riporta Caserta in gara, sul 30-23 prima e 33-27 poi. Ma sono due bombe di un ispirato Hawkins a scavare un nuovo solco tra le due squadre (39-27), prima dei liberi di Di Bella a tempo scaduto che fissano il punteggio sul 39-29 all’intervallo.
Eldo pasticciona
Non certo la Eldo che ci si aspettava, ancora pasticciona e poco determinata in attacco (Di Bella, Jenkins, Larranaga e Foster praticamenti assenti dai giochi, con un complessivo 1 su 5 per loro), mentre in difesa concede alla Armani 10 rimbalzi offensivi e numerosissimi extra possessi. Il meno dieci finale alla fine è anche meno pesante di quello che avrebbe potuto essere (la valutazione di squadra dice 44 a 26 per Milano). Uniche note positive, i sedici viaggi in lunetta (ma con 7 errori) ed il 50% da tre.
Ripresa da comica
Nella ripresa succede quello che ormai sta diventando una costante negativa per i bianconeri. E’ sintomatico l’avvio di secondo tempo: nelle prime tre azioni d’attacco, la Juve prende tre tiri da tre che non toccano nemmeno il ferro, mentre l’assist di Diaz a Brkic viene vanificato da un’incredibile schiacciata sbagliata senza alcun avversario nel giro di tre metri. In difesa, a tre errori della Armani, seguono altrettanti rimbalzi offensivi, due dei quali presi dopo che la palla è rimbalzata a terra sul parquet.
Basterebbe questo a dare la misura della pochezza della squadra scesa in campo, ma purtroppo il calvario del terzo quarto non ha fine, ed il vantaggio dell’Olimpia si dilata fino al 52-33 del 17’, quando al time out di Frates i numeri raccontano di un agghiacciante 33 a 12 per Milano alla voce rimbalzi, di 4 punti segnati in 7 minuti di secondo tempo, del 30% totale al tiro. Il quarto si chiuderà con un impietoso 19-6 per Milano, tradotto nel 58-35 che chiude di fatto una partita durata meno di un tempo.
Puro allenamento per i ragazzi di Bucchi
L’ultimo periodo è puro allenamento per i ragazzi di Bucchi, ed è lenta agonia per la Eldo, che riesce a peggiorare tutti i suoi record negativi, con il -30 finale (81-51) che è il nuovo peggior scarto subito, come i 51 punti segnati sono il minimo stagionale. Ci fermiamo qui, perché se i numeri dicono tanto, non possono dire tutto sull’atteggiamento inspiegabile di una squadra che ha smesso da tempo di giocare, per motivi che possiamo al limite supporre, ma non conoscere con pienezza.
Lo sfogo di Frates
Il dopo partita di Frates è un lungo sfogo in forma di monologo, in cui il coach milanese non riesce a spiegarsi l’involuzione psicologica dei suoi, incapaci di giocare il loro basket fatto di cose anche abbastanza semplici, come se i suoi giocatori fossero attanagliati da una paura assurda ed immotivata, vista la situazione di classifica che adesso si fa preoccupante, ma che non è certo né drammatica né irreversibile.
Perché
Nemmeno noi riusciamo a spiegarci come una squadra che nel girone di andata ha tenuto testa a tutta la serie A, Siena compresa, sia riuscita nel giro di poche settimane, ad inanellare un -27 ad Avellino, un -28 a Cantù ed un – 30 a Milano. Cifre pazzesche, incredibili, che francamente non riusciamo a spiegarci solo attraverso motivazioni tecniche e psicologiche.
A nostro avviso c’è qualcosa di più profondo, di radicale, che ha inceppato un ingranaggio che sembrava funzionare fino a qualche tempo fa. Qualcosa che solo i diretti interessati possono conoscere e spiegare, ma che va chiarito in fretta, perché i prossimi turni di campionato decideranno probabilmente i destini di molte squadre, tra cui la Eldo, e non ci possiamo permettere di affrontare Treviso, Pesaro, Teramo e Ferrara (con tre partite in casa) portando avanti dubbi ed equivoci all’interno della squadra.
Diaz, Slay, Larranaga
Siccome crediamo che i veri Diaz, Slay, Di Bella, Larranaga, non sono quelli visti nelle ultime partite, ci viene da pensare che la crisi di fiducia reciproca tra giocatori e coach sia una probabile causa di questo rendimento così sconcertante. Sarebbe triste, ma non impossibile, pensare che i giocatori stiano remando contro Frates perché evidentemente non credono più nello stile di gioco impartito dal coach della promozione; sappiamo che certe cose, in tutti gli sport, possono succedere, e quando succedono l’unica soluzione possibile è cambiare mezza squadra, o cambiare il coach.
Sfiducia
Ma, pur volendo escludere il dolo nel comportamento dei giocatori, resta comunque gravissima la sensazione di sfiducia dei giocatori in campo, che in ogni caso fa capo a dettami tecnici evidentemente non più in grado di trasmettere la giusta carica e convinzione a chi è in campo.
Difficile fare una analisi seria su una “non†partita come quella del PalaLido di Milano, ma è ormai evidente come i nostri giochi d’attacco siano piuttosto prevedibili, e di conseguenza facilmente arginabili dalle difese avversarie.
Il gioco più frequente prevede l’uscita dai blocchi di Diaz, spesso a 10 metri dal canestro, ed i suoi tentativi di penetrare contro una difesa ampiamente adeguata, in attesa di un miracolo del portoricano, o di scarichi che diventano sempre meno efficaci e puntuali via via cha gli altri giocatori vengono marginalizzati nei giochi d’attacco.
Fantasmi
Dare tutte le colpe ai fantasmi di Foster o Jenkins, per dire due dei peggiori in campo, è riduttivo; a quanto pare Frates non crede in loro (ci ha mai creduto?) ed i suoi attacchi prevedono il loro coinvolgimento solo come opzione secondaria. Così facendo, certi giocatori perdono fiducia in sé stessi, mentre gli altri si trovano ad affrontare ripetuti raddoppi o adeguamenti delle difese, tanto ormai si sa che per fermare Caserta, basta limitare Diaz, Di Bella o Slay, salvo concedere qualcosa a Michelori che è alla fine il prezzo minore da pagare.
Poche idee ma soprattutto poca convinzione
Questa è la Eldo di oggi; una squadra con pochissime idee che vengono messe in pratica con pochissima convinzione.
Che ci sia semplice sfiducia, o ammutinamento, lo analizzeranno a Pezza delle Noci; quel che è certo, è che una situazione così critica, al limite del paradosso, non può essere portata avanti a lungo, perché le prossime partite possono valere la salvezza, ed ognuno quindi metta la sua faccia e la sua dignità , se non altro per rispetto del presidente Caputo e di una società che si sono sempre dimostrati correttissimi e professionali, usando sempre il cervello e mai la pancia nelle decisioni importanti.
I tifosi e la societÃ
Ma anche per rispettare le centinaia di tifosi che si sobbarcano trasferte faticose (ed ultimamente umilianti), o che affollano il Palamaggiò, che quest’anno è il quarto palazzo in A per numero di presenze. C’è un passato da rispettare, un presente da onorare, un futuro da costruire; la posta in palio è enorme, e sottovalutare questa crisi in cui è piombata la squadra può costarci caro.
