«Lèp, liberta è partecipazione» sceglie il NO al referendum costituzionale

ROMA – «La separazione dei poteri prevista nella Costituzione è un valore troppo fondamentale per rischiare di metterlo in pericolo. Per questo la scelta di salvaguardarlo di fronte a prospettive incerte sui successivi passaggi normativi orienta verso un voto negativo su una questione che può essere affrontata in altri modi e in altre sedi». Il Movimento di azione civica di ispirazione cattolica Lèp, libertà è partecipazione dà questa indicazione sul voto al referendum sulla giustizia. Per i portavoce nazionali Vincenzo Capuano e Melissa Bonafiglia «il richiamo al carattere tecnico della riforma, in attesa di essere confermata o bocciata dal voto referendario, speriamo bocciata, non deve però trarre in inganno: ci troviamo di fronte a una questione squisitamente politica. Lo è in generale, perché non può essere altrimenti, quando siamo chiamati a esercitare il nostro diritto di voto come cittadini. Lo è ancor di più quando si tratta di decidere se riscrivere il testo della Costituzione, che enuncia i principi e i valori che reggono la nostra convivenza civile e individua i modi per tutelarli. A testimoniare la valenza politica della questione – sottolinea Lèp – concorrono anche le polemiche che hanno accompagnato da subito il percorso della riforma e che stanno assumendo toni sempre più accesi e divisivi con l’avvicinarsi dell’appuntamento referendario: se non c’era una maggioranza condivisa in Parlamento, bisognava rinunciare, non forzare i cittadini». Non è la prima volta che la Costituzione viene modificata, ma è importante per Lèp sottolineare che «la maggioranza delle revisioni della Costituzione ha avuto un esito positivo quando si è posta nel solco dello spirito di dialogo e confronto tra diverse sensibilità politiche da cui scaturì il testo della Carta in Assemblea costituente». In questo caso, è però evidente «che non vi è stata un’autentica apertura al confronto nelle sedi parlamentari, lungo l’iter di approvazione del disegno di legge costituzionale». Allo stesso modo, prosegue Lèp, «non era necessaria una revisione costituzionale per separare le carriere, la riforma dunque pare inutile e dispendiosa o punta ad avere altri fini». Infine per il Movimento di azione civica di ispirazione cattolica destano preoccupazione le dichiarazioni di diversi esponenti del Governo, a partire dalle parole del ministro della Giustizia Nordio, «che lasciano presagire la possibilità di rimettere in seria discussione il principio dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura».

IL DOCUMENTO INTEGRALE

Lèp, tutelare la separazione dei poteri votando «NO». Il Movimento di azione civica libertà è partecipazione: «Il voto al referendum è politico, non tecnico»

DOCUMENTO POLITICO SUL REFERENDUM COSTITUZIONALE

22 e 23 MARZO 2026

Lèp, in questi tempi bui per la Repubblica, con la Costituzione sempre sotto attacco, dopo una lunga consultazione con la base del mondo cattolico e associazionistico, ha deciso di votare

NO

al prossimo referendum Costituzionale. Il Movimento di azione civica «Libertà è partecipazione» non coinvolge con questa decisione le sue Scuole, ognuna autonoma e indipendente, libere di decidere come agire sul tema, ma solo gli iscritti e i simpatizzanti, che agiranno nella società civile per sostenere il

NO

La decisione è fondata e frutto di studi approfonditi e consultazioni con esperti dei vari blocchi. Al termine del percorso, ci è chiaro che la riforma costituzionale del prossimo 22 e 23 marzo non è tesa al bene comune o alla risoluzione dei problemi della giustizia, ma a un preordinato piano politico per assoggettare uno dei poteri dello Stato all’Esecutivo. Già il Parlamento, il potere legislativo, a causa della norma elettorale attuale, non è eletto, scelto dai cittadini, che nemmeno li conoscono i parlamentari, ma nominato da ristrette oligarchie di partito – questi si che devono essere regolati come dice la Costituzione – dove non vincono i migliori o il merito ma i rapporti di affiliazione, parentela o dipendenza. In forza di ciò la funzione legislativa è sottomessa al Governo di turno. Se cadesse nelle mani del Governo anche la funzione giudiziaria, nel nostro Paese non ci sarebbe più un argine al potere di chi siede a Palazzo Chigi, chiunque sia. Perciò il referendum costituzionale non è un mero provvedimento tecnico ma un progetto politico del Governo per subordinare e sottomettere la magistratura

Nel merito delle questioni, c’è molta aria fritta sul tema:

1) Il fascismo non centra nulla con la separazione delle carriere, l’attuale conformazione della magistratura era preesistente alla riforma Grandi del 1941, realizzata tra l’altro in tempo di guerra. Il fascismo controllava i giudici attraverso i provvedimenti disciplinari, il controllo delle carriere ecc ecc. E soprattutto attraverso il regolamento giudiziario che prevedeva che i magistrati erano sottoposti alla «direzione» del ministro di Grazia e Giustizia e lo faceva da prima dl 1941. Fu Palmiro Togliatti, mentre era guardasigilli, d’intesa con Alcide De Gasperi ad eliminare la parolina, sostituendola con «vigilanza», ancora oggi attuale, liberando i magistrati dal cappio del Governo;

2) Le correnti per come le raccontano i media sono un obbrobrio: una degenerazione inventata da tale Palamara, poi destituito dall’Ordine Giudiziario, che con lui sono morte e nulla hanno a che fare con la realtà. Le correnti di pensiero sono legittime, nessuno vuole che sia negata la libertà di pensiero a nessuno: ai magistrati come ai parlamentari come ai semplici cittadini, eccetto il Governo. Come un obbrobrio è il sorteggio: vorreste mai vedervi negata una carica o una funzione lavorativa perché siete sfortunati a tombola;

3) Il Csm non è un organo amministrativo, i magistrati non sono prefetti, pur nobile funzione, ma sono un potere dello Stato con speciali guarentigie. Il Csm è un organo di rilievo costituzionale;

4) La riforma non riguarda in alcun modo il bene comune e il miglioramento della funzione giudiziaria o della giustizia civile. Non tocca per nulla questi temi: sono solo soldi spesi per mettere sotto controllo i magistrati. Sarebbe bene che il Governo e la Meloni utilizzassero questi fondi – la stima del costo della riforma è di settanta milioni euro, secondo la rivista Giustizia Insieme – per il bene comune e per gli italiani in particolare, per un servizio come la Sanità, a esempio. Ci sono tante cose da fare e i magistrati sono un pilastro del Paese. Ci sono problemi gravi come la sanità e le mafie, su cui il governo dovrebbe impegnarsi, ma si dimentica la sua missione;

5) La separazione delle carriere è già nei fatti e non si capisce a cosa serve vietare assolutamente i cambi di funzione. E nemmeno si capisce a che serve fare due concorsi per magistrato e pm? Il pm magistrato e non avvocato, garantisce i cittadini. Considerata anche la qualità dell’avvocatura in alcune zone del Paese. Nessuno vuole un avvocato come pubblica accusa. E’ bene tenere presente che in Francia la carriera del magistrato è unica, contrariamente a quanto si dice. La differenza è che il pm è sotto il controllo del ministro. Vi sentireste tranquilli a sapere che è un politico che decide la causa con vostra moglie o con vostro marito?

6) Lo sdoppiamento del Csm non migliora l’attività disciplinare, ma crea solo un doppione con maggiori spese e incarichi da conferire. Il Governo utilizzasse i soldi degli italiani per gli italiani e non per foraggiare politici, politicanti o amici;

7) La riforma costituzionale in definitiva smonta la Costituzione – l’unico baluardo dei cittadini dalla nascita della Repubblica – e ha come obiettivo la difesa della politica, spesso corrotta, e la concentrazione del potere nel Governo;

Per tutti questi motivi Lèp vota NO e farà campagna per il NO

ROMA, 5 MARZO 2026

I PORTAVOCE NAZIONALI