Caserta, spaccio di droga, chiesti quasi due secoli di pena per i 15 imputati

CASERTA – Quasi due secoli di carcere per 15 imputati nel processo per lo spaccio di droga tra Caserta e Napoli ma anche all’interno dell’Università La Sapienza di Roma e nei locali notturni frequentati dagli studenti della capitale.

LE RICHIESTE DEL PM

Il pubblico ministero, nel corso della sua requisitoria pronunciata stamattina al tribunale di Santa Maria Capua Vetere dinanzi al collegio presieduto dal giudice Francica, ha invocato 7 anni di carcere per Gianluca Tassinari, 36 anni di Capua; 8 anni per Pietro Nasta, 36 anni di Caserta; 8 anni (in continuazione con un’altra sentenza passata in giudicato); 8 anni per Vincenzo Pezzulo, 41 anni di Vitulazio; 26 anni in continuazione per Mariano Galasso, 52 anni di Napoli; 14 anni per Gaetano Giordano, 48 anni di Pomigliano d’Arco; 30 anni per Vincenzo Frenna, 51 anni di Melito; 14 anni ad Angelo Filosa, 55 anni di Mondragone; 8 anni a Paolo Cinquegrana, 54 anni di Mondragone; 4 anni e 8 mesi a testa per Vincenzo Golino e Mario Scognamiglio, 36 anni di Castel Volturno; 5 anni ciascuno per Ferdinando Desiderio, 49 anni, e per Mariarosaria Palladino, 46 anni, entrambi di Casoria; 28 anni in continuazione per Antonio Romano, 52 anni di Castel Volturno; 28 anni in continuazione per Vitale Ambra, 54 anni di Pozzuoli; 7 anni per Enzo Di Gennaro, 51 anni di Castel Volturno. Assoluzione, infine, è stata chiesta per Luigi Gagliardi, 44 anni di Bellona.

LA REQUISITORIA

Il pm in aula ha ricostruito l’attività investigativa condotta dai carabinieri di Capua, che portò a 18 arresti nel novembre 2014, che ha permesso di comprendere solo una parte dell’attività dell’associazione dedita allo spaccio di hashish, cocaina ma anche ecstasy con un carico da mezzo chilo intercettato durante le indagini in direzione Roma. Un sodalizio che si “ricomponeva ad ogni arresto con la ricerca e la sostituzione dagli elementi arrestati”. Un sodalizio con “rapporti risalenti nel tempo e ruoli stabili”. In questo contesto, ha spiegato il pubblico ministero, “emergono figure apicali da individuare in Frenna, Galasso, Ambra e Romano”. “Frenna e Galasso oltre a rifornire gli altri di stupefacenti hanno una loro piazza di spaccio dove opera Giordano”. Angelo Filosa, invece, “è titolare di un autolavaggio dove fa spacciare un suo dipendente: Cinquegrana che si occupa solo della vendita al dettaglio ai vari acquirenti”.

UNA RETE PER COMPRARE LA DROGA

Il gruppo, secondo il pm, aveva messo su una vera e propria rete di contatti che gli consentiva di rimpiazzare gli elementi arrestati. “Quando viene arrestato Galasso – ha detto il pm – Frenna e Giordano prendono contatti con Romano, noto trafficante di droga a Castel Volturno, che fa l’elettricista e che quando parla di droga parla di prese di corrente”. Romano è “legato ad Ambra che a sua volta è legato al clan Beneduce-Longobardi di Pozzuoli da rapporti di parentela”. Il pm ha fatto una differenza tra gli imputati che facevano parte dell’associazione criminale e quelli che erano semplici pusher al dettaglio tra cui Gagliardi, Scognamiglio, Golino, Desiderio.