Contenuto Principale
Caso Softlab, scende in campo il Vescovo Lagnese: “Nulla resti intentato” PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianni Maggio   
Lunedì 04 Dicembre 2023 11:16

Arriva rispettoso ma efficace il monito di monsignor Pietro Lagnese, Vescovo di Caserta, in merito alla querelle tra i 230 lavoratori impiegati nella Softlab (ex Jabil) e i loro vertici.

Si rivolge ai parlamentari eletti nei collegi del casertano e alle istituzioni prossime per sottolineare la drammaticità della vicenda: «il progetto di reindustrializzazione che doveva garantire il lavoro non è mai decollato in concreto». Solo una stretta percentuale dei lavoratori ha infatti trovato un nuovo impiego, lamentando comunque il mancato pagamento degli stipendi; la stragrande maggioranza di coloro che avevano lasciato la multinazionale americana segnalano con criticità sempre più urgente un saldo delle competenze ancora inevaso.

Pregno di rispetto istituzionale, il Vescovo, nella nota odierna, fa affidamento a quanti di questa questione siano competenti senza alcun spirito di sostituzione, ma incarnando i valori propri della dottrina sociale: «non posso non farmi uno con la vita, la storia, le tristezze e le angosce delle donne e degli uomini affidati alle mie cure pastorali».

Il beneplacito e il sollecito più che prioritario giunge allora in direzione di un intervento governativo già immaginato e richiesto a gran voce dagli stessi lavoratori, attraverso i propri sindacati locali e nazionali e di concerto con le istituzioni casertane e campane. Il petitum è un tavolo di risoluzione della crisi al Ministero del Lavoro alla presenza di tutti gli stakeholders interessati da una situazione che si fa inevitabilmente sempre più drammatica, quando in campo ci sono le vite delle persone.

«Chiedo a tutti voi di trovare strade percorribili che possano allontanare lo spettro dei licenziamenti e di garantire il pagamento degli stipendi dovuti». L’appello di monsignor Lagnese, che si affida alla “sensibilità istituzionale e al senso di carità sociale”, si conclude con le parole, più che mai riassuntive e piene di significato di Papa Francesco, quando dice che “il lavoro è unzione di dignità”. Nulla può, e deve, allora, rimanere intentato.