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L'ambasciatore Umberto Vattani ospite della scuola di classe dirigente casertana Polity Design PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianni Maggio   
Domenica 26 Novembre 2023 18:43

Polity Design

C’è chi la storia la studia. C’è chi la storia la racconta. E c’è chi la storia la studia, la racconta e la vive, come l’ambasciatore Umberto Vattani, ospite della scuola di classe dirigente casertana Polity Design. Giunta al secondo appuntamento dell’ormai terzo anno di studi, l’iniziativa nata per colmare un gap nella politica locale, ma non solo, ha offerto ai propri corsisti un illustre excursus sulla storia europea, con un occhio, anche due, al futuro.

Due come le Germanie post 1961 e ante 1989, punto di partenza di un racconto ricco di dettagli storici e di aneddoti vissuti in prima persona. Nella Sala Sant’Augusto della Biblioteca Diocesana di Caserta l’ex Segretario generale della Farnesina – l’unico nella storia d’Italia ad aver ricoperto per due volte questo ruolo – ha sottolineato come il 9 novembre 1989, quando un muro è crollato e una nuova Storia è nata, non sia stato solo un giorno da ricordare nelle aule di scuola, ma in definitiva la data più importante del secolo scorso; quello stesso secolo che uno dei massimi storici contemporanei, Eric Hobsbawn, definiva nel suo saggio del 1994 “il secolo breve”, “l’era dei grandi cataclismi”, compresa e compressa tra il 1914 e il 1991, tra la prima guerra mondiale e il crollo dell’URSS.

Il muro – sottolinea Vattani, attualmente Presidente della Venice International University – venne giù senza uno sparo. È un aspetto che fa rumore più dei suoi frammenti che fragorosamente caddero a terra, e che qualcuno ha conservato come cimelio storico - si spera - irripetibile. L’arma utilizzata, allora, fu inaspettatamente l’entusiasmo. I militari rimasero nelle caserme: fu il popolo, spontaneamente, a mobilitarsi. Già, perché è tutta una questione di moti, più che di movimento, di “sedie vuote e occupate” o, se preferite, semplicemente di diplomazia e rapporti internazionali. Vattani, tra gli altri incarichi anche ambasciatore d’Italia in Germania, spiega infatti che ogni Stato ha, di diritto, il suo scranno nella geopolitica mondiale, ma che “c’è una gran bella differenza tra non essere assenti ed essere presenti”.

Non è possibile stare a guardare, anche e soprattutto quando lo scenario internazionale è (o meglio, diremmo, dovrebbe essere) chiaro e limpido. “Il conflitto russo-ucraino era assolutamente evitabile. Segnali in questo senso provenivano da una palese storpiatura istituzionale. Non si invita un paese ad entrare nella Nato: deve essere quest’ultimo a candidarsi”.

Ma, dicevamo, Vattani la storia l’ha vissuta in prima persona. E allora è in grado di raccontare come la strategia italiana mirasse con la Nato a un’alleanza più politica che militare, partendo dal presupposto che un nemico non c’era più, e che, come suggeriva Papa Giovanni XXIII con la sua enciclica nel bel mezzo della Guerra Fredda (“Pacem in Terris”, 11 aprile 1963), “in tempo di pace non bisogna far altro che coltivare la pace e i rapporti con le altre società”, dato che “il conflitto è connaturato all’essere umano”. Così come riporta le parole di un ironico e tagliente Andreotti: “amo talmente la Germania che ne vorrei due”.

Tante le domande e le curiosità dei presenti, moderate dall'avvocato Biagio Narciso, membro del Collegio di Direzione della scuola. Com’è possibile che dopo la riunificazione la Germania sia diventata una delle potenze mondiali? Per concludere con un insegnamento per il futuro. Un ideogramma cinese riassume in sé perfettamente il duplice significato di crisi: pericolo, sì, ma anche opportunità. E allora l’impegno militare in guerra non deve essere nulla più che un impegno civile di pace.

Sperando di non dover usare più il plurale, quando si parla di Germania, Europa, Mondo.