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Il microbiologo Crisanti accusa le misure restrittive: troppo sterili, temo un nuovo lockdown PDF Stampa E-mail
Scritto da Antonio Luisè   
Lunedì 19 Ottobre 2020 09:15
ROMA -  Non si sono fatte attendere le critiche al nuovo DPCM emanato ieri dal Governo. Su tutti alza la voce Andrea Crisanti, microbiologo dell’Università di Padova. Il medico nei giorni scorsi aveva ipotizzato il ricorso a chiusure nette a ridosso del Natale. Ai microfoni del Messaggero, però, l’esperto ha evidenziato delle lacune della nuova stretta decisa dal governo.

Covid, Crisanti e il lockdown a Natale: “Arriverà molto prima”

Crisanti ha immediatamente fatto mea culpa, aggiungendo una sorta di profezia: “Per una volta che sono stato ottimista, parlando di lockdown prima di Natale, sono stato smentito. Ma con l’aumento costante di nuovi positivi arriveremo a un inasprimento delle misure di contenimento molto prima”.

Ci sarà quindi un nuovo lockdown? “Sembra che in Italia questa parola lockdown non si possa proprio pronunciare, ma è evidente che un inasprimento delle misure sarà un rapido sviluppo se quelle che sono state messe in campo non funzioneranno”.

Nuovo Dpcm, gli errori del governo secondo Crisanti

Secondo l’esperto, infatti, il nuovo Dpcm presenta “un doppio problema”. Da una parte i numeri, “un disastro”, dall’altra la necessità di “abbassare la curva dei contagi, ma una volta ottenuto il risultato dovremo mantenere la curva bassa. Ma è saltato completamente il sistema di tracciamento”.

Crisanti ha aggiunto di sperare che le misure contenute nel nuovo Dpcm funzionino, evidenziando il tentativo di mantenere i contagi bassi sia “fallito una volta. Vogliamo ripetere lo stesso errore? Le misure di contenimento sono inutili senza un piano organico per dotare l’Italia di un sistema che mantenga basso il numero dei contagi”.

Uno degli errori commessi dal governo, secondo il virologo, è stato non investire fondi sul tracciamento e sulla capacità di eseguire tamponi, spendendoli tra le altre cose per “acquistare i banchi a rotelle: oggi saremmo in una situazione diversa”. Quindi, l’esempio virtuoso della Cina, “che in pochi giorni ha effettuato 11 milioni di tamponi. Non possiamo andare avanti altri sei mesi solo con le chiusure“.

Per il microbiologo è impensabile riuscire  amantenere bassa la curva dei contagi con gli strumenti oggi a nostra disposizione. " Avremmo dovuto organizzarci prima, questa estate quando i contagiati erano circa 300, per evitare che quel dato tornasse a salire. Invece non abbiamo fatto nulla".