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Mia madre. Presenza e assenza nell’ultimo film di Nanni Moretti PDF Stampa E-mail
Scritto da Rossella Scialla   
Mercoledì 22 Aprile 2015 08:42

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Trama

Durante le riprese del suo film, la regista Margherita affronta la malattia e la morte della madre, mescolando realtà e finzione in una personale elaborazione del lutto che sta per colpirla.

Critica

Dopo La stanza del figlio, Nanni Moretti si avvicina nuovamente al tema della morte, ma il suo sguardo questa volta è più intimo, cauto, forse anche più smarrito trattandosi di pura autobiografia. Racconta, infatti, la malattia e la morte della madre attraverso le vicende del suo alter ego femminile, la regista Margherita (Margherita Buy), che si destreggia tra il set del suo ultimo film, una vita privata per sua scelta inesistente e l’ospedale in cui è ricoverata la madre. Ma come l’attore del film che sta dirigendo (John Turturro), incapace di ricordare le battute, allo stesso modo la donna osserva la disintegrazione graduale di ogni suo ruolo al cospetto di una madre morente. 

Avverte tutta la sua inadeguatezza, si mette in fila per assistere a una proiezione del passato in un cinema che ormai non esiste più. Tutti i sogni ad occhi aperti che fa Margherita, rappresentano un ammortizzatore in grado di attutire l’impatto con la realtà, ma le permettono anche di riconoscere quello che sta accadendo, seppur in una dimensione onirica. Ogni sogno è un passo in avanti verso l’accettazione dell’assenza ed è, al contempo, un ritorno al grembo materno, a una presenza/assenza, come quando Margherita di notte si sveglia e trova la casa completamente allagata, vedendosi costretta a trasferirsi nella vuota abitazione materna. Questo, però, non è un sogno, è un passaggio di testimone importante, una presa di coscienza reale di uno scarto che va ineluttabilmente riempito. Di cose, rabbia, vita. Una vita che perde credibilità ogni volta, recitando un copione di cui non vuole ricordare le battute, perché non ne coglie più il senso e che va incitata a guardarsi dall’esterno, standosi accanto, come ripete continuamente Margherita agli attori e a se stessa. A recitare senza calarsi completamente nella parte, per non rimanerne intrappolata.

Attraverso la vicenda di Margherita, Nanni Moretti, meta-filmicamente, riflette anche sul cinema, sul suo passato glorioso, in una scena John Turturro grida letteralmente i nomi di Petri, Antonioni, Fellini, Rossellini, e sul suo presente così incerto e precario. Non a caso il film che la donna sta girando “Noi siamo qui”, racconta la lotta sempiterna tra operai e padroni in una fabbrica che sta chiudendo i battenti. Una battaglia che si può ancora combattere ma di cui non intravediamo il futuro, così come non conosciamo il finale della pellicola. Contraltare della battaglia personale di Margherita e di Nanni Moretti, silenziosamente onirica e profondamente autentica.

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Italia 2015| Genere: Drammatico| Durata:105’| Colore

Titolo originale: Mia Madre

Regia: Nanni Moretti

Soggetto: Nanni Moretti, Valia Santella, Gaia Manzini, Chiara Valerio

Sceneggiatura: Nanni Moretti, Francesco Piccolo, Valia Santella

Fotografia: Arnaldo Catinari

Montaggio: Clelio Benevento

Scenografia: Paola Bizzarri

Musiche: Arvo Pärt, Ólafur Arnalds

Interpreti: Margherita Buy, John Turturro, Giulia Lazzarini, Nanni Moretti, Beatrice Mancini, Enrico Ianniello, Pietro Ragusa, Tony Laudadio

Produttore: Nanni Moretti, Domenico Procacci

Casa di produzione: Sacher Film, Fandango, Le Pacte, Rai Cinema

Curiosità: Il cinema Capranichetta di Piazza Montecitorio fa parte della lista aggiornata dal Comune di Roma nel 2014 sui 42 cinema della capitale chiusi negli ultimi dieci anni.