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Salvatore Giuliano. Secondo capitolo della Rassegna sul Cinema di Francesco Rosi PDF Stampa E-mail
Scritto da Rossella Scialla   
Lunedì 13 Aprile 2015 11:09

Trama

 

Nel secondo dopoguerra il bandito Salvatore Giuliano dà vita a un esercito separatista nel tentativo di scindere la Sicilia dal resto d'Italia. Ma più che la storia del bandito, come rivela il titolo di lavorazione del film (Sicilia 1943-50), la pellicola ricostruisce gli eventi che hanno logorato la Sicilia di quegli anni, risalendo alle cause attraverso analessi e prolessi.

Critica

Un punto di vista può essere determinato dall’insieme di più punti di vista.

È da questo asserto che prende avvio il film Salvatore Giuliano di Francesco Rosi, proponendosi di raccontare le vicende della Sicilia del secondo dopoguerra, la battaglia indipendentista, la strage di Portella della Ginestra (strage del Primo maggio), partendo dalla morte del bandito Giuliano. Il titolo sembra non lasciare alcun dubbio sul protagonista indiscusso del film, il quale però non appare mai chiaramente se non da morto, in una scena iniziale che lo vede osservato dall’alto. In questo modo, Rosi dispiega sapientemente il desiderio di raccontare una vicenda senza l’interruzione, brusca e ingenerosa, del giudizio morale. O, almeno, non di un solo punto di vista critico, padre putativo di tutti gli altri. A osservare Giuliano è la mano che lo condannerà a morte, quella del suo braccio destro Gaspare Pisciotta, è il popolo, non più solo vittima, come ne Le mani sulla città, ma fautore del proprio destino, in grado di scegliere da che parte stare: Rosi sembra ascoltarlo e dare voce, finalmente, anche alle donne, attraverso una gestualità forte che compensa l’assenza di dialogo e si concentra in una scena chiave, in cui è proprio la madre di Salvatore Giuliano a riconoscere il cadavere del figlio e a baciarlo con insistenza, quasi a volerlo rianimare. La donna non è solo una presenza velata, ma è ancora una volta lontana dall’uomo, in virtù di quella dicotomia visiva e sonora che con nettezza separa la prima parte del film, in cui il popolo consta anche di una presenza muliebre dalla voce quasi impercettibile, dalla seconda parte, nella quale sono gli uomini gli unici artefici della Storia. Uomini che parlano, mentono, rivelano, distruggono.

È questa la linea di demarcazione tracciata dal regista, che sceglie di procedere senza alcuna linearità temporale ma attraverso continui flashback, salti inaspettati che hanno il potere di confondere lo spettatore e provocare in lui una prolungata vertigine. Senza alcuna epicità, la storia di quegli anni è raccontata con crudezza espressiva e illogicità temporale, mentre l’occhio dello spettatore si avvicina gradualmente a quella voragine morale che osserva dall’alto, come dall’alto la telecamera riprende il corpo di Salvatore Giuliano.

Salvatore 1

Italia 1962| Genere: Drammatico| Durata:105’| b/n

Titolo originale: Salvatore Giuliano

Titolo di lavorazione: Sicilia 1943-50

Regia: Francesco Rosi

Sceneggiatura: Franco Solinas, Francesco Rosi, Suso Cecchi D’amico, Enzo Provenzale

Fotografia: Gianni Di Venanzo

Montaggio: Mario Serandrei

Scenografia: Sergio Canevari, Carlo Egidi

Musiche: Piero Piccioni

Interpreti: Frank Wolff, Salvo Randone, Federico Zardi, Pietro Cammarata

Produttore: Franco Cristaldi

Casa di produzione: Galatea Film, Lux Film, Vides Cinematografica