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Le mani sulla città. La mano invisibile di Francesco Rosi: una serie di ricordi PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Martedì 24 Marzo 2015 11:36

le mani sulla citta

Comincia con questo articolo una serie di pezzi che comporranno un ciclo di ricordi sull'opera del nostro conterraneo napoletano Francesco Rosi

CASERTA - Un elicottero, in una delle prime scene del film, attraversa quasi tutta la città di Napoli e come delle grandi mani la domina. la tiene in pugno. È una Napoli stranamente priva di colore, quella di Francesco Rosi, una città in bianco e nero che fatichiamo a riconoscere. Non vediamo le sue mille sfumature, è succube di una biforcazione in cui sei vittima o sei carnefice. Non ci sono vie di mezzo. E il carnefice, in questo caso, emblema di una corruzione generazionale che negli anni è anche aumentata, è Edoardo Nottola,  proprietario della ditta di costruzioni Bellavista e principale indagato per il crollo di una palazzina  nell’inchiesta sul comportamento dell’ordine di amministrazione del Comune.  Nel crollo due persone hanno perso la vita e un bambino è rimasto ferito, perdendo le gambe, ciò che un giorno gli avrebbe permesso di rincorrere i suoi sogni e ostacolare chiunque lo intralciasse.

“Napoli sono due città: una è esterna alla luce del sole, l’altra sotterranea. Insomma, il suolo su cui si costruisce è come la forma di una groviera piena di buchi. Voi non avete idea, non sapete cosa nel sottosuolo esiste”.

Sono spesso metafore i dialoghi di questo film, immagini evocative di un paese derubato della sua capacità di giudizio, in cui il giudizio morale è stato come sospeso, lasciato in superficie a vedere ciò che gli altri hanno voluto farci vedere. Quelle mani alzate nell’aula del Consiglio comunale, che i politici mostrano prepotentemente definendole pulite, visibili mentre una mano invisibile attraversa la città e la modella come meglio crede.

Una mano che lavora solo in funzione del proprio interesse, al pari di quella teorizzata dal filosofo Adam Smith, ma mentre nella teoria smithiana l’interesse individuale rappresenta un tassello talvolta necessario all’arricchimento di quello universale, nel film di Rosi risulta chiaro non solo il suo sostrato naturalmente autarchico, ma soprattutto la distruzione che comporta. La scelta morale, il senso di responsabilità soccombe al potere. L’unico a combattere fino alla fine è il consigliere De Vita ma Rosi, con un’inquadratura che lo vede sempre più lontano mentre combatte per sollecitare i suoi colleghi alla riflessione, non lascia spazio ad alcuna catarsi, perché sono la volontà del singolo e la sua attitudine al pensiero a non svolgere più alcun ruolo.

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Italia 1963| Genere: Drammatico |Durata 105’ | b/n

Titolo originale: Le mani sulla città

Regia: Francesco Rosi

Sceneggiatura: Enzo Forcella, Enzo Provenzale, Francesco Rosi, Raffaele La Capria

Fotografia: Gianni Di Venanzo

Montaggio: Mario Serandrei

Musiche: Piero Piccioni

Interpreti: Rod Steiger, Salvo Randone, Guido Alberti, Angelo D’Alessandro

Produzione: Galatea Film, Societé Cinématographique Lyre