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"Nessuno si salva da solo" di Sergio Castellitto. Un invito pessoano alla finzione PDF Stampa E-mail
Scritto da Rossella Scialla   
Lunedì 09 Marzo 2015 10:04

Per la terza volta Sergio Castellitto sceglie un romanzo della moglie Margaret Mazzantini come padre putativo di un suo film. Nessuno si salva da solo è fin dal titolo testimone di questa inevitabile alleanza,  condanna per alcuni, che ci vede sempre legati ad un altro, dalla nascita attraverso le figure genitoriali alla morte, effettiva o di quello che ci tiene in vita. Nel film avvertiamo con troppa intensità questo legame, l’impronta del romanzo ostacola la fluidità del racconto, che soffre di una netta separazione tra testa e carne. I due personaggi ripercorrono gli ultimi dieci anni della loro tormentata storia d’amore, in cui un continuo scambio intellettuale funge da contraltare a una libidinosa passione e se quest’operazione su carta si articola quasi naturalmente, ma nemmeno così tanto nel romanzo della Mazzantini, sullo schermo risulta sempre più biforcata.

 Peculiarità del cinema nostrano che separa con un certo bigottismo, per osservare la carne dall’alto di un atteggiamento pseudo intellettualistico, allontanandosene in qualche modo. Senza assumersene la colpa. Sergio Castellitto commette lo stesso errore, ogni volta che si occupa degli aspetti carnali della nostra esistenza, partendo dal sesso fino al rapporto problematico con il cibo della protagonista (una Jasmine Trinca che cambia nell’arco del film, diventando più bella e vitale a contatto con il suo uomo), decide di interrompere il rapporto empatico creato con lo spettatore frapponendovi una lunga serie di parole. Le parole, le spiegazioni della donna, ereditate dal romanzo, finiscono per rappresentare un cuscinetto che impedisce a chi osserva di comprendere la sofferenza e la rabbia del personaggio, districando come un balsamo ciò che invece andrebbe esaltato in tutta la sua drammaticità. Anche il compagno (Riccardo Scamarcio nelle sue vesti migliori) fatica a comprenderla, rimanendo irretito nelle parole della donna e delle sue sceneggiature, l’uomo è dapprima scrittore per la televisione e poi per il cinema, ma è questo un indizio che il regista lascia incautamente.  

“Ripassa domani, realtà. Basta per oggi, signori”, fa dire a un suo personaggio, noto scrittore e interprete proprio nella vita reale, un invito pessoano a mascherare la nostra inquietudine con l’entusiasmo della finzione. E in questo modo, forse, possiamo salvarci anche insieme.