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Inherent Vice. Il Vizio Intrinseco di Paul Thomas Anderson. // LEGGICINEMA PDF Stampa E-mail
Scritto da Rossella Scialla   
Lunedì 02 Marzo 2015 17:03

CASERTA - Il nuovo film di Paul Thomas Anderson Inherent Vice, letteralmente vizio intrinseco ma a noi piace tanto cambiare il titolo mutando conseguentemente anche il suo significato, Vizio di forma in questo caso, è tratto dal romanzo omonimo di Thomas Pynchon ed è un “sogno lisergico nella California degli anni settanta”.

Il film

Larry “Doc” Sportello, interpretato magistralmente da Joaquin Phoenix, è un investigatore privato incaricato dalla sua ex Shasta (Katherine Waterstone) di seguire il ricco amante Mickey Wolfmann, per evitare l’internamento dell’uomo ad opera della moglie e del compagno. Ma la trama è avvolta da una coltre di fumo e quasi stordita da droghe leggere e pesanti, come i suoi personaggi. Lo spettatore è mosso appena da questo flusso ininterrotto di nomi, situazioni al limite dell’assurdo (e non del grottesco, si badi bene), vuote elucubrazioni sul senso della vita e dell’amore poggianti su quel sostrato ineluttabile che è il vizio intrinseco.  

La trama

«Un elemento come quello che i colleghi di Sauncho nell’assicurazione marittima amavano chiamare un vizio intrinseco. – È come un peccato originale?  – opinò Doc. – È quello che non puoi evitare, – disse Sauncho».

Il vizio intrinseco è il difetto di forma, e da qui l’infelice traduzione italiana, un difetto inaspettato di funzionamento e/o conformità che nel rapporto tra consumatore e venditore fa scattare la garanzia, ma che nella vita reale lascia solo amareggiati e leggermente storditi. Come questo film, che si pone il compito di trascinarci nel vortice onirico dei suoi mille volti, senza svestirci però dei nostri panni di spettatori.