SPECIALE ELEZIONI/ CASERTA: On. Americo Porfidia: la politica del dialogo Stampa
Scritto da Giovanna Giaquinto   
Mercoledì 09 Aprile 2008 01:00

Un gentilissimo On. Americo Porfidia ha accolto l’Eco di Caserta nel suo studio ci ha illustrato la sua campagna elettorale, ci ha prospettato l’opera di Antonio di Pietro e quella che sarà la loro politica nell’ipotesi di vittoria delle elezioni.

On. Porfidia, so che la politica che sta attuando è incentrata sulle persone attraverso il dialogo diretto, ce ne parli.

E’ una campagna elettorale sui generis, solitamente le politiche sono delle elezioni in cui la campagna elettorale viene impostata attraverso i mass media, i giornali, televisione ed altro, però ho capito che c’è l’esigenza di un contatto diretto con l’elettore, proprio perché noi siamo i loro rappresentanti e loro hanno bisogno di riacquistare un po’ di fiducia. Molti mi dicono che non vogliono andare a votare perché sono molto sfiduciati, soprattutto in ragione degli ultimi eventi nazionali e ancora di più per quelli che stanno coinvolgendo la Campania, questa una delle ragioni per cui io sto cercando questo contatto diretto un po’ con tutti e sto invitando i miei sostenitori a crearmi dei contatti anche con gruppi di persone.

Che riscontri sta avendo?

Devo dire che quando ne parliamo e faccio capire cosa è accaduto negli ultimi due anni dell’attività legislativa, le persone cominciano un po’ a riflettere e vedo che cominciano un po’ ad orientarsi, per lo meno sull’andare a votare, su un voto che deve essere un atto di grande democrazia nel nostro paese.

Cosa ne pensa dell’attuale legge elettorale?

Questo è uno dei motivi per cui la gente è sfiduciata. Questa legge elettorale è proprio come l’ha definita Berlusconi, che l’ha fatta, un porcellum ed io potrei essere un graziato di questa legge elettorale ma dico che è da cambiare, perché bisogna ridare la possibilità all’elettore di scegliere il proprio parlamentare, possibilità che adesso non ha, in quanto i candidati vengono imposti dall’alto dai partiti.

Cosa fare per risolvere il problema del lavoro ?

E’ uno dei problemi che attanaglia tutta l’Italia ma soprattutto il meridione. Il paradosso è che in Campania questo problema potrebbe essere risolto ancora meglio rispetto che in altri luoghi e la ragione la possiamo intravedere nelle grandi possibilità che ha la nostra regione, baciata dalla natura per tutte le risorse territoriali di cui è dotata. Se noi sappiamo utilizzare bene queste risorse, attraverso un buon investimento dei fondi che vengono elargiti alla regione Campania potremmo dare pieno sviluppo al mondo del lavoro. Non deve più accadere ciò che è successo finora e cioè che i fondi sono stati utilizzati per fare delle speculazioni ad opera di imprenditori, soprattutto di fuori regione, in maggior numero provenienti dal nord che vengono qui da noi, utilizzano i nostri fondi, intraprendono delle attività, illudono i nostri giovani e poi entro due anni, per non incorrere anche in problemi penali chiudono l’attività.

Per evitare tutto ciò quali strumenti utilizzare?

In primo luogo, ho presentato un’interrogazione parlamentare e ho invitato il governo a fare delle leggi più severe contro questi imprenditori che vogliono solo fare delle speculazioni. Ritengo poi che un’altra cosa sia la rivisitazione della legge 30, la legge Biagi che ha fatto del precariato una stabilità. Non è possibile che un giovane abbia sempre il timore di perdere il posto di lavoro o al contrario che si trovi con un lavoro e si costruisca una famiglia per poi d’improvviso perdere il lavoro e trovarsi privo di sostentamento.

Cosa ci dice delle infrastrutture?

E’ necessario utilizzare le risorse che ci vengono date dallo Stato in modo chiaro, trasparente e per potenziare le infrastrutture al di là dell’ambiente. Questo significa agire attraverso un ambientalismo del fare. Non ci dobbiamo nascondere dietro uno pseudo-ambientalismo che con il fatto di voler difendere l’ambiente ferma l’avanzare del progresso. Noi dell’Italia dei Valori, riteniamo che l’ambiente sia parte integrante della nostra cultura e della civiltà, deve essere salvaguardato ma senza fermare il progresso. L’esempio tipico è la TAV, il nostro Ministro ha messo attorno ad un tavolo le Istituzioni del Nord e ha spiegato loro che non ci possiamo isolare dal resto dell’Europa, è necessario fare la TAV ma bisogna studiare dove collocarla, per evitare l’impatto ambientale. La nostra Regione ha tutte le prerogative per risorgere.

Si dovrebbe cominciare ad operare dalla base, quindi?

Sicuramente. Si dovrebbe creare una cultura in cui ci sia un cambiamento a 360° della politica per evitare che accadano altre catastrofi come l’emergenza rifiuti. E’ accaduto tutto perché i nostri politici, o meglio noi politici, mi includo anche io, abbiamo chiuso gli occhi di fronte ad imprenditori corrotti che hanno utilizzato la nostra terra, ricca e sana, per trasformarla in un raccoglitore di sostanze tossiche e nocive. Ma ora sta venendo tutto in superficie. E’ il senso civico che deve cambiare. Forse questo problema dell’emergenza rifiuti in parte ci è servito, a noi politici, ma anche alla gente che si era diseducata. Adesso la raccolta differenziata viene accettata molto più facilmente perché le persone hanno compreso che per evitare disastri devono agire fin dalla base e poi al resto penseranno le istituzioni.

Secondo gli ultimi dati dell’Ocse l’Italia è un paese in cui la produttività è a crescita zero. Cosa fare per cambiare la situazione?

Dobbiamo incentivare gli imprenditori attraverso gli aiuti diretti, facendo in modo che questi aiuti vengano utilizzati per il bene dei cittadini, e non per gli imprenditori. Aiutandoli anche attraverso forme di detassazione per quegli imprenditori che assumono personale garantendo che gli assunti possano lavorare in modo stabile e anche con una certa sicurezza.

La sicurezza sul lavoro è un tasto dolente, come tutelare i lavoratori?

Lavoro stabile ma anche sicuro, questo è il principio di cui mi sto facendo portavoce. Quando si garantisce un lavoro stabile si deve anche mettere il lavoratore in condizione di operare senza la paura di perdere la cosa più cara che è la vita. Stabilità. Quando una persona fa per anni lo stesso lavoro è preparata ad affrontare tutti i pericoli, ogni difficoltà, perché è più sicuro. In secondo luogo è necessario operare imponendo alle imprese il rispetto delle norme di tutela. Di Pietro, come promesso agli italiani, ha emanato il nuovo codice degli appalti. Esso contiene sia le norme relative alla trasparenza nell’affidamento delle gare di appalto sia sanzioni molto dure per quelle imprese che non si adeguano alle norme di sicurezza sul lavoro.

Nel pomeriggio Antonio Di Pietro sarà a Caserta

Di Pietro, spesso è stato a Caserta, avendo contatti con i cittadini. Questa volta parlerà del suo programma, di quello che ha fatto e di quello che ha intenzione di fare lui in prima persona e tramite l’Italia dei valori, attraverso i mezzi dell’informazione con una conferenza stampa. A Caserta troverà un partito pronto ad agire e che già sta agendo nel suo impegno fra la gente.

Perché votare L’Italia dei Valori?

Per la coerenza dimostrata nei due anni di attività legislativa nella politica del fare. Ha assunto degli impegni che ha mantenuto. E’ l’unica voce che si è alzata per dire “questa non è una cosa vantaggiosa per i cittadini” – E’ questo il caso della la legge sull’indulto. Abbiamo fatto il possibile per non farla passare e i fatti ci hanno dato ragione, sono aumentati gli atti delinquenziali. Un altro esempio è la convinzione che in parlamento non devono sedere persone con delle sentenze passate in giudicato. Altre forze politiche hanno detto “non ci saranno indagati nelle nostre liste”. E’ vero non ci sono stati indagati, hanno inserito direttamente dei pluricondannati con delle sentenze passate in giudicato.

Ci parli della “politica del fare”

La Politica del fare di Di Pietro ha dimostrato come in un Ministero bisogna essere attivi. E’ stato il Ministro più amato proprio perché ha dato tantissimo, spendendo tanto per la sua attività ministeriale e si sono visti i risultati. Di Pietro quando è andato in Ministero ha trovato una legge obiettivo con una serie di opere che avevano bisogno di essere realizzate ma non c’era copertura finanziaria. In primo luogo ha dovuto completare opere iniziate nella precedente legislatura. Il principio di Di Pietro è “se si inizia un’opera è meglio finirla qualunque essa sia”. Ha dovuto, però, dare delle priorità in base alla copertura finanziaria. Ad esempio il ponte sullo Stretto di Messina non ha detto che non è necessario, anzi, ma solo che i fondi stanziati non sono sufficienti. Quei 400 mln già stanziati potevano essere persi e invece sono stati utilizzati per portare a compimento altri progetti, ovviamente, sempre in Sicilia.

L’Italia dei Valori come si rapporta con la sanità?

Noi dell’Italia dei Va lori diciamo che la sanità è troppo politicizzata. A partire dalle nomine, non crediamo sia giusto nominare i managers attraverso un atto politico perché il manager deve rispondere a quel politico e così non potrà mai essere obiettivo durante tutto il suo mandato. In campagna elettorale, poi, si vedono ancora di più i riflessi, visto che proprio in questo momento alcune ASL, alcune aziende sanitarie si fermano perché i manger, i direttori sanitari e amministrativi sono impegnati a fare politica. Nelle strutture sanitarie si deve pensare solo alla salute.