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Vicenda Jabil, lo sfogo della dottoressa De Luca: lavoratori trattati come corpi superflui PDF Stampa E-mail
Notizie - OPINIONI
Scritto da Antonio Luisè   
Venerdì 19 Luglio 2019 09:16
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CASERTA - Per ora tutto fermo. Tutto in stand by. Licenziamenti congelati. Una boccata di ossigeno che si spera possa tenere definitivamente lontana la burrasca. Il pericolo, quindi, rimane

"La produzione di corpi superflui , che non sono più necessari per lavorare è di circa 150 lavoratori , ma il numero aumenterà sicuramente a 350 dipendenti. Tale scelta è essenziale per assicurare l’operatività futura dell’ azienda in un ambiente altamente concorrenziale. Concorrenziale …..eh già….."

Non ci va leggera dottoressa De Luca

Sono triste e preoccupata. Non voglio entrare nel merito delle strategie aziendali, ci mancherebbe, ma, mi chiedo questi corpi superflu che fine faranno? La parola superflua  non lascia altro tipo di significato.  Per descriverlo come avrebbe fatto il grande Bauman essere in esubero significa essere in soprannumero, non necessaro, inutile, indipendentemente dai bisogni e dagli usi che fissano lo standard di ciò che è utile e indispensabile. Gli altri non hanno bisogno di te, possono stare senza di te. Non v’è motivo evidente che tu ci sia e nessuna giustificazione ovvia alla tua rivendicazione del diritto di esserci. Venire dichiarato in esubero significa essere stato eliminato per il fatto stesso di essere eliminabile, essere un rifiuto. La destinazione dei rifiuti è la discarica , l’immondezzaio”.

Pedagogicamente parlando questi lavoratori hanno famiglie. Cosa potrebbe dire ad un figlio un genitore che vive questa situazione?

Figlio mio non lasciarti fregare come hanno fatto con me; figlio lascia perdere i sogni e pensa , invece , a guadagnare qualcosa; figlio fregatene di tutto e di tutti e diventi un pezzo grosso. Figlio appena sei maggiorenne scappa da questa terra e vai cercare fortuna altrove. Figlio diventa  a tutti i costi un pezzo grosso. Figlio non ti fidare di nessuno , pensa solo a te . Figlio, figlio, figlio non finire nella discarica come me. Figlio cosa vogliono fare a scuola ? Programmi per potenziare le abilità prosociali, empatiche? Dovremmo partecipare anche noi?   Non teniamo un pezzo di pane da mettere a tavola e pensano all’empatia. Figlio mio impara l’arte, invece, di sopravvivere e pensa solo solo a te.

Parole dure, decisamente dure le sue

No, sono quelle che ascolto al supermercato, in strada , voci di padri e madre disperate  per la sorte dei loro figli che non hanno futuro. L’ostetrica non li ha tirati fuori da un pancione fortunato.

Molti di questi ragazzi li conosco , hanno lasciato la scuola e vivono alla giornata per aiutare i loro cari.

Mi scusi, allora è da qui che comincia una nuova povertà forse non meno grave di quella economica: la povertà educativa?

Si è proprio da qui che nasce e da dove nasce se non da questo insaziabile mercato di consumo di corpi superflui in eccedenza?