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Roma, domani diretta della presentazione del romanzo “Tutte le storie sono vere” di Paolo Calabrò PDF Stampa E-mail
Scritto da Michele Schioppa   
Mercoledì 27 Maggio 2020 11:10

ROMA – Domani, giovedì 28 maggio 2020, dalle ore 17:00 si terrà la presentazione, in diretta face book, del romanzo “Tutte le storie sono vere” di Paolo Calabrò accessibile attraverso il profilo dell’autore https://www.facebook.com/paolo.calabro.50 Paolo Calabrò, la pagina social dedicata al romano https://www.facebook.com/vermontdirectorscut/ “Tutte le storie sono vere” o in alternativa attraverso l’evento social https://www.facebook.com/events/2989194244461887/ Presentazione in diretta del romanzo “Tutte le storie sono vere”.

Proviamo a conoscere più da vicino l’ultima fatica letteraria di Paolo Calabrò attraverso la quarta di copertina del libro:

«Mike Silvestro, regista televisivo, ha un metodo tutto suo di fare fiction: recluta un vero salumiere per il ruolo del salumiere, un avvocato di professione per interpretare l’avvocato sullo schermo... niente più attori, solo gente comune, che non viene pagata e anzi ringrazia dell’opportunità di apparire in TV. Uno stile che piace ai produttori, per via dei budget bassi, e agli spettatori, che amano sognare a ogni lieto fine. Anche la festa che la Rete ha dato per celebrare il suo ultimo successo è andata per il meglio; ma, quando torna a casa, Mike trova ad aspettarlo la più terribile delle sorprese: suo figlio Filippo, di tredici anni, non c’è più. Al suo posto, un biglietto che recita: “Non chiamare la polizia. Ci facciamo vivi noi”.

Quando si è disperati ci si aggrappa a qualsiasi possibilità. E se fosse vero che ogni storia narrata non è altro che il ricordo di ciò che è già successo a qualcuno, in qualche luogo e in qualche tempo? Se fosse davvero possibile scoprire dove è stato portato suo figlio, provando a “ricordare” quello che è successo a casa sua, quella notte? Tra doppiogiochisti e delatori, strategie investigative e interpretazioni della meccanica quantistica, un thriller “girato” in 24 ore che pone di fronte a un’ineludibile domanda: se tutti i sogni possono avverarsi … anche gli incubi possono farlo?».

Ho appreso dell’esistenza di questo nuovo romanzo mesi or sono allorquando l’autore, lasciandone trapelare qualche indiscrezione ha avviato una sorta di sondaggio / suggerimento per la scelta del titolo.

Gradita poi la scoperta, appena l’opera “Tutte le storie sono vere” è stata edita, da parte di @ilpratoedizioni di consentire il download gratuito. Opportunità tutt’ora disponibile al link https://ilprato.com/libro/tutte-le-storie-sono-vere/ . Devo riconoscere che un questo momento di “blocco”, “quarantena” finita o presunto tale, dare libero accesso alla Cultura fa onore sia a Paolo Calabrò che alle edizioni “il prato”.

Ho subito, naturalmente, essendo un “insaziabile” lettore di Paolo Calabrò approfittato della concessione e scaricato il libro. Si badi che, per quanto in trasferta dalla terra natia, pochi testi ho portato con me: naturalmente tutti quelli di Paolo Calabrò.

Ebbene la prima cosa che mi colpisce è la dedica dell’opera: “A Oscar Wilde, Philip K. Dick e Ridley Scott.E, ovviamente, a Boris”.

Ho iniziato a leggere il romanzo nei giorni dell’avvio della Fase 2, anche se per noi ospiti in terra lombarda c’è da attendere ancora un po’ per la sospirata libertà, è aprire la lettura con «Ogni festa ha la sua luce. È anzi proprio dalla luce che si può dedurre di che tipo di festa si tratti» mi ha consentito di aprire un mondo e comprendere che mai come in questo momento parole scritte siano state più sagge.

Certo, per chi può capiterà di andare di strada in strada e di città in città il “cicerone” del gruppo potrà riprendere a dire: «Questo è il caffè più antico della città. Scrittori, cantanti, artisti di ogni tipo, venivano qui a prendersi una pausa. A riflettere. A buttare giù le opere che anni dopo li avrebbero resi famosi. Lo fanno ancora».

Senza dubbio ci sarà qualcuno che avrebbe più piacere a stare nella natura, magari senza una compagnia logorroica e suggerendo «Chiudi gli occhi. Senti l’ispirazione. Concentrati. Da nessun’altra parte, in città, puoi trovare più silenzio che qui». Siamo stati già tanto a casa a ripeterci «Sono in galera e non so neanche perché» e a chiederci se «Tutte le storie sono vere». Il lettore di oggi si aspetta e si «Immagina casa sua, in cima a una collina, lui che la raggiunge a fine giornata sotto un tramonto rassicurante e mozzafiato», e come dargli torto?!

Chi legge potrebbe chiedersi quando inizio a parlare del romanzo: lo ho appena fatto e sfido gli altri lettori del romanzo a ricollocare i passaggi tra «» nel romanzo contestualizzandoli così come proposti dall’autore.

Ricordando che le pagine scritte da Calabrò propongono una lettura “che … racchiude in poche righe un mondo intero (Alessandra Pederzoli). Il suo scrivere è “originale nella sua stesura e nell’uso della lingua. Piacevole nella lettura e per il senso del racconto: sembra di vederlo, il protagonista” (Luciano Palumbo). Calabrò presenta “una scrittura creativa che lascia presagire il mondo interiore che può celarsi dietro ogni notizia di cronaca. Una parola scandita dall’inesorabile trascorrere del tempo dove la follia si fa presagio …. Stimolante!” (Simona Mulazzani).

Tornando alla presentazione del romanzo e all’accessibilità allo stesso, prevedendo la solita sfilza di domande Calabrò è stato geniale, e come sempre ha ovviato postando il seguente testo, a puntate, sul suo profilo facebook:

«Ogni volta che c’è un libro nuovo, fatalmente, tornano le stesse domande – inquietanti, angosciose, terrifiche – e, come in una galleria d’immagini di repertorio, tornano gli stessi personaggi che le pongono. Ne offro qui un piccolo campionario – parziale, va da sé – con la speranza che questo mi aiuti, nel mettere nero su bianco, ad attenuare le mie ansie, che sento crescere a mano a mano che l’uscita del nuovo libro si avvicina. Continuo a domandarmi: “E se dovesse capitarmi di nuovo? Se mi trovassi ancora nella situazione della volta scorsa? Se spuntasse all’improvviso … una di quelle domande?” Non posso fare a meno di pensarci. E ho paura.

1 – Lo Sprovveduto: E’ uscito il tuo nuovo libro? Fantastico! Dove lo trovo? In libreria. Ma anche nei negozi online, alle fiere di settore nazionali e locali, presso il sito internet dell’editore; magari per strada - è difficile, d’accordo, ma c’è pur sempre il book-crossing - o in un cestino (no, quello non è book-crossing); forse fra qualche tempo - spero non prestissimo, ma per queste cose il tempo sembra scorrere ancora più velocemente - su una bancarella o in una di quelle cartolibrerie che vendono titoli a metà prezzo. Oppure ancora in uno dei tanti gruppi Facebook in cui si scambiano o vendono libri usati.

Non dimenticare, in ogni caso, che chi cerca trova. Devi solo avere fede.

2 – Il Preoccupato: E se in libreria non lo hanno? Bel problema. Come dire che in macelleria non hanno la carne. Cioè, non proprio: più come dire che il filetto di un manzo alsaziano di 43 anni zoppo e chiazzato … gli manca. Ma il problema rimane. Che, l’avrai mica ordinato? (Il libro, intendo, non il filetto). Ah, ecco: dicevo. Banale, sì. Aspettare, poi. Ti suggerirei di andare in un’altra libreria, ma non mi azzardo: non è che uno si possa mettere a girare addirittura due librerie diverse per trovare un libro solo, chiaro. Online? Figuriamoci, tu sei contrario a dare il tuo numero di carta così, alla leggera, lo fai solo con chi ti puoi fidare veramente. Tipo William Hill, ma certo. Sai che c’è? Lascia perdere, non ti meritano. Seratina Netflix?

3 – Il Geniaccio /1: Invece di farmi andare per librerie, perché non me lo regali tu? Ma brutto accattone pulcioso fetente impestato tirchiaccio della malora.

Scusate, lo so. Mi son lasciato prendere la mano. Malora non si dice.

4 – Il Geniaccio /2: Se me ne regali una copia, lo leggo volentieri? Avessi mai letto un libro in vita tua, ti si potrebbe perfino dar credito. Ma lo sanno tutti che “leggere”, per te, è soltanto il contrario di “pesanti”. (cit.).

5 – Il Passionale: Comprarlo? Ah! Io voglio che tu mi dia una copia autografata! «Vengo a portartela a casa in pomeriggio, all’ora del tè. Mi raccomando: non cominciare a leggere nient’altro nel frattempo, eh.

6 – Il Serial Reader: No, non lo posso comprare adesso: devo prima finire di leggere la Ferrante. Un po’ come dire: non vado a fare la spesa se non ho prima dato fondo a tutto quello che c’è nel frigorifero. Ora che ci penso, non mi dispiace non essere mai venuto a cena a casa tua.

7 – Lo Schizzinoso: A me i gialli non piacciono proprio. «E va be’, figurati, i gusti sono gusti. Sai che penso?» «Che cosa?» «Che te la meriti Elena Ferrante».

8 – L’esterofilo: Amo i gialli, Ma solo quelli stranieri. Possa tu avere un incubo ricorrente in cui ti trovi a una festa di giallisti inglesi e non sai neanche come chiedere un bicchiere d’acqua al cameriere. Spoiler: alla fine del sogno muori di sete».

In attesa di leggere degli altri possibili tipi di “personaggi” alla “ricerca” del romanzo presente e futuri (“temendo” la collocazione che l’autore mi riserverà in una di queste possibili categorie, confidando di esserne risparmiato), ricordando l’opportunità offerta da Paolo Calabrò e “il prato” di accesso all’opera, cerchiamo di conoscere l’autore dell’opera.

Ma “Chi è” Paolo Calabrò?

Nello scenario degli autori di Terra di Lavoro, tra gli scrittori, studiosi del pensiero ed esperti di pensatori stranieri, tra le penne più accattivanti e capaci di coinvolgere il lettore in un “tour de force” con un desiderio “inarrestabile” di finire subito il racconto o il libro che si sta leggendo, per poi… (leggete i suoi testi e capirete cosa intendo dire con questa sospensione!), è un napoletano di nascita e casertano d’adozione: Paolo Calabrò.

Paolo Calabrò parlando di sé riferisce di essere “madrelingua napoletano” e di vivere a Caserta dove si dedica “alla famiglia, alla filosofia e, ovviamente, al noir.”

Conosciuto inizialmente come papà di un mio alunno, nel periodo in cui insegnavo all’Istituto “Sant’Antida” di Caserta, con il tempo, dopo pochi mesi, l’ho scoperto come poliedrico e affascinante scrittore del territorio con la passione dei generi noir e giallo. Persona umile, saggia e simpatica. Un Signore dai modi garbati attento ai valori sani della famiglia e che contribuiscono alla crescita della società. Una persona che ammiro; spero di poter un giorno essere annoverato tra i suoi amici e non solo tra i conoscenti.

Paolo Calabrò nasce a Napoli il 10 aprile 1971 da Giuseppe, tipografo napoletano di ascendenza calabrese e da Emilia Palescandolo, di Vico Equense, pubblica funzionaria. Il suo unico fratello, Cristiano, appassionato di informatica e di fotografia, vive a Napoli con la famiglia[1].

La vita professionale di Calabrò inizia con le traduzioni dall’inglese di materiali informatici (ha contribuito tra l’altro alla versione italiana di Microsoft Excel rel. 7). Da quasi vent’anni, nell’ambito della pubblica amministrazione locale, riveste il ruolo di responsabile nell’ambito dei servizi informatici e demografici, occupandosi tra l’altro di statistica, di cultura (quale direttore della collana “Atellana”).

Ma perché è principalmente Paolo Calabrò? Lo è perché è il curatore del sito ufficiale di Maurice Bellet in italiano (http://www.mauricebellet.it)[2] e membro dell’Associazione di scrittori “NapoliNoir”[3]. Tra le varie attività di volontariato, ha coordinato la III edizione del Premio letterario “Scrittori Dentro”, rivolto a detenuti con sentenza definitiva[4]. È difficile fare il punto di tutti i contributi di Paolo Calabrò trattandosi di un elenco in costante evoluzione.

Come accennato Paolo Calabrò è un bravo scrittore e per questo è interessante ricordare che, negli anni, ha collaborato con il mensile «l’Altrapagina» di Città di Castello e con il settimanale «Il Caffè» di Caserta (diretto da Giovanni Manna), con il bimestrale «Testimonianze» e i mensili «Lo Straniero» di Roma e «Il margine» di Trento, oltre che con le riviste online «Mangialibri», «Filosofia e nuovi sentieri», «Pagina3», «AgoraVox» e con le testate scientifiche «Sapere» e «Galileo»[5].

Calabrò è stato relatore in molti seminari di filosofia: presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, le Università di Padova, di Udine e di Milano Bicocca, la Fondazione Serughetti di Bergamo, il Centro Internazionale per gli Studi sul Religioso Contemporaneo di San Gimignano, il Convento dei Minimi di Roccella Ionica (Convegno Internazionale “Abitare la differenza”), la Cittadella di Assisi (Convegno Internazionale dell’AIEMPR – Associazione Internazionale di Studi Medico-Psicologici e Religiosi), l’Abbazia di Monteripido di Perugia e a Venezia presso la Sala Sant’Apollonia, l’Antica Scuola dei Laneri e la Chiesa dei Tolentini.

Ricco è il suo repertorio di pubblicazioni in volume: Ivan Illich. Il mondo a misura d’uomo (ed. Pazzini, Rimini 2018), saggio della collana “Al di là del detto”; L’abiezione. I gialli del Dio perverso – vol. 2 (ed. Il Prato, Padova 2018), romanzo noir della collana “Gli antidoti”; Artisti Dentro 2016. Raccolta di opere d’arte letteraria, culinaria e pittorica realizzate in carcere (ed. Il Prato, Padova 2016), a cura di Paolo Calabrò e Sibyl von der Schulenburg; C’è un sole che si muore. Racconti noir di Napoli e dintorni (ed. Il Prato, Padova 2016), antologia noir della collana “Gli antidoti” a cura di Paolo Calabrò e Diana Lama; L’intransigenza. I gialli del Dio perverso – vol. 1 (ed. Il Prato, Padova 2015), romanzo noir della collana “Gli antidoti”; La verità cammina con noi. Introduzione alla filosofia e alla scienza dell’umano di Maurice Bellet (ed. Il Prato, Padova 2014), saggio filosofico della collana “I cento talleri”; Le cose si toccano. Raimon Panikkar e le scienze moderne (ed. Diabasis, Reggio Emilia 2011), saggio filosofico della collana “Asteroidi”[6]. L’ultimo lavoro letterario è il romanzo Tutte le storie sono vere(ed. Il Prato, Padova 2020).

Tra le altre cose non va dimenticata una sua prima opera editoriale dal titolo Troppo breve da raccontare edita da “oppure” nel novembre 1996 in Roma con foto copertina di Michele Sommella. Nel retro della prima di copertina, infatti, si legge “Paolo Calabrò è nato e vie a Napoli “Troppo breve da raccontare” è il suo primo libro”, mentre in terza e quarta di copertina, quale introduzione all’opera: “Franco si imbatte in un libro enigmatico che modificherà la sua vita, Carlo fa lo psicologo ma è vittima di un plagio mentale, Evelina sopravvive cibandosi di un dolore.

Episodi lancinanti, tracciati da una penna attenta alle infiltrazioni dell’incubo nella realtà. Una lettura che disorienta. Istruttiva.” e “Quell’assurdo libro l’aveva ridotto a sentirsi una nullità, un essere dalle infinite e mutevoli forme, senza una identità, senza uno scopo”[7].

Lungo è l’elenco degli articoli[8] nelle pubblicazioni scientifiche, così come le interviste di particolare rilievo[9].

La vera e propria miniera dei suoi testi è il portale web personale www.paolocalabro.info dove “Filosofia e Noir” si fondono e primeggia in apertura la citazione di Jean-Patrick Manchette: “Dopo Dostoevskij e Tolstoj, il noir rappresenta l’unica grande letteratura morale della nostra epoca”.

Il portale/blog era “l’inattuale” e la sua “filosofia” è rimasta: «“Inattuale” non è “antimoderno”. Non è anti-niente, ma non è nemmeno accettazione dogmatica dell’“attuale” solo perché tale. Inattuale non è incapacità di stare al passo con i tempi. È al contrario capacità di non omologarsi ai tempi, ma di saperli vivere guardandoli da una distanza critica»[10].

Giurato ed editor in diversi concorsi letterari[11], Paolo Calabrò ha vinto il concorso di narrativa “AGNoir” 2018.

A questo punto, dopo aver presentato per sommi capi l’opera, più dettagliatamente l’autore, non resta che domani, giovedì 28 maggio 2020, collegarsi dalle ore 17:00 alla presentazione facebook in diretta del romanzo “Tutte le storie sono vere” di Paolo Calabrò accessibile attraverso il profilo dell’autore https://www.facebook.com/paolo.calabro.50 Paolo Calabrò, o la pagina social dedicata al romano https://www.facebook.com/vermontdirectorscut/ “Tutte le storie sono vere”.


[1]Paolo nasce al confine tra i quartieri Arenella e Avvocatadi Napoli. Frequenta le elementari alla scuola “Vincenzo Cuoco”, le medie alla “Alessandro Manzoni”, le superiori all’istituto tecnico industriale “Alessandro Volta”. Dopodiché consegue la laurea in Scienze dell’informazione all’università di Salerno (1996) e quella in Filosofia all’università degli studi di Napoli “Federico II”, con una tesi sulla saggezza come stile di vista nel pensiero di Raimon Panikkar, sotto la guida del sacerdote e docente di Storia del cristianesimo Andrea Milano. Per approfondimenti a firma di chi scrive sul quotidiano on line L’Eco di Caserta si vedano: “Caserta, Calabrò presenta L’intransigenza il 15 maggio al Salone Internazionale del Libro” del 15 aprile 2015, “Caserta, i fratelli Calabrò dall’Istituto Sant’Antida al Salone Internazionale del Libro il 15” del 12 maggio 2015, “Caserta, “L’intransigenza” di Paolo Calabrò è di scena a “La Feltrinelli” di Caserta l’8” del 4 giugno 2015, “Caserta, “L’intransigenza” di Paolo Calabrò è di scena a “La Feltrinelli” di Caserta il 22” del 15 giugno 2015, “Caserta, “C’è un sole che si muore” si presenta a La Feltrinelli il 28 giugno alle 18” del 25 giugno 2016, “Caserta, nonostante “C’è un sole che si Muore” la Cultura casertana ieri era a La Feltrinelli” del 29 giugno 2016.

[2]Paolo Calabrò ha conosciuto Maurice Bellet nell’ambito dei convegni annuali organizzati dall’editore «l’Altrapagina» al Teatro degli Illuminati di Città di Castello. Nel corso dell’ultimo incontro (2009), è nata l’intervista dal titolo “Rifiutare la distruzione”, confluita nel volume di introduzione al pensiero di Bellet La verità cammina con noi.

[3]“NapoliNoir” è stata la pria associazione cittadina di autori noir in Italia. Insieme ad altri soci Calabrò ha coordinato diverse iniziative – dagli eventi della rassegna “Il giallo nel piatto”, dedicata all’intreccio tra cibo e noir (Napoli, Città della scienza, 2017) al recentissimo “A scuola di noir”, concorso di scrittura rivolto alle scuole superiori del Comune di Sant’Antimo (2019) – che sono culminate nella pubblicazione del volume di racconti C’è un sole che si muore. Racconti gialli e neri da Napoli e dintorni (curato insieme a Diana Lama).

[4] Afferente alla più ampia manifestazione “Artisti Dentro” (http://artistidentro.com/), promossa e diretta dalla scrittrice Sibyl von der Schulenburg.

[5]A questo si aggiunga che ha diretto la «CIRPIT Review» (Bollettino del Centro Interculturale dedicato a Raimon Panikkar, registrato presso il Tribunale di Milano con il n. 105/2013) dalla primavera all’inverno del 2012; ed è stato vicedirettore della rivista online «ReF–Recensioni Filosofiche» (ISSN 1826-4654) fino a dicembre 2013.

[6]Una delle sue traduzioni dall’inglese, “Filosofia e rivoluzione” («Giornale di Filosofia», aprile 2008), è stata accolta nell’Opera Omnia del filosofo indo-catalano Raimon Panikkar edita da Jaca Book.

[7] Naturalmente a ciò si devono aggiungere le numerose partecipazioni in raccolte letterarie con interessanti racconti, come nel caso di Io so pazzo. Racconto bilingue in Siamo tutti un po’ matti edito da FaraEditore in Rende (CS) a cura di Alessandro Ramberti nell’agosto 2014 che raccoglie le opere vincitrici della quarta edizione del concorso Insanamente del 2014. Qui sono pubblicati anche i giudizi della Giuria. Si coglie l’occasione per riportare quello di Alessandra Pederzoli: “Una vicenda che trasuda verità e racchiude in poche righe un mondo intero. Lo scandire del tempo che trasmette il non avere alternative, la debole forza del prendere soldi e far esplodere, Un’ esplosione che andrà dentro. E non lascia spazi a commenti se non al silenzio. Efficace l’alternanza della lingua, restituisce al racconto concreta vita della vita di quegli uomini”. Interessante poi il giudizio di Luciano Palumbo: “Originale nella sua stesura e nell’uso della lingua. Piacevole nella lettura e per il senso del racconto: sembra di vederlo, il protagonista, che attende lo scoppio e nel mentre gli tornano le immagini di ciò che ha portato a quel gesto … se ne percepisce la frustrazione e la tensione per tutti i 30 secondi. Uno scoppio finale che è anche liberatorio. Bisogna essere pazzi per scrivere così, ma la pazzia, in questo caso è bella e fa bene” . Ed ancora quello di Simona Mulazzani: “Una scrittura creativa che lascia presagire il mondo interiore che può celarsi dietro ogni notizia di cronaca. Una parola scandita dall’inesorabile trascorrere del tempo dove la follia si fa presagio. La doppia lingua porta il lettore a due modi di pensare distinti, ma contaminati. Uno fa l’eco all’altro e lo completa. Stimolante!”.

[8]Ecco l’elenco dei contributi principali: 1. “Facciamo la pace?” Prefazione a Vendetta e pace di Alberto Busetto, ed. Il Prato, Padova 2017, collana “I Cento Talleri” diretta da Diego Fusaro; 2. “Oltre il relativismo. La relatività radicale di Raimon Panikkar tra filosofia e teologia” (in Il Dio sospeso, «Filosofia e Teologia», n. 2, 2014, ed. ESI, pp. 381-394); 3. “Attenti al ‘lupus’. Ammalarsi di cristianesimo secondo Maurice Bellet”(in Letteratura … con i piedi a cura di Alessandro Ramberti per Fara Editore 2014), «Samgha», maggio 2014; 4. “Lo scandalo dell’unicità e le sue conseguenze. La proposta ontologica di Raimon Panikkar”, «Conjectura: filosofia e educação», vol. 19, n.1, gennaio-aprile 2014, pp. 59-74; 5. “Il pensiero è impuro. L’epistemologia relazionale di Raimon Panikkar oltre il ‘nuovo realismo’”, «Filosofia e nuovi sentieri», dicembre 2013; 6. “Le cose fuori di sé. La metafisica relazionale di Raimon Panikkar come creazione continua”, «Le Simplegadi», numero 10, novembre 2012; 7. “La scienza dell’umano di Maurice Bellet” (in A. Ramberti [a cura di], Scrivere per il futuro ai tempi delle nuvole informatiche, collana “Neumi”, ed. Fara, 2012, pp. 342-362); 8. “Il pensiero modifica il pensato. Scienza e filosofia in Raimon Panikkar” (in G. Limone [a cura di], La responsabilità di essere liberi, la libertà di essere responsabili, collana “L’era di Antigone”, n° 5, Quaderni del Dipartimento di scienze giuridiche della Seconda Università di Napoli, ed. FrancoAngeli); 9. “Ragione e sentimento. Raimon Panikkar e la tecnologia”, «CIRPIT Review», ed. Mimesis, n° 3, 2012, pp. 127-137; 10. “Raimon Panikkar e la scienza moderna”, «CIRPIT Review», n° 2, 2011, pp. 59-64; 11. “Riconoscere l’altro. L’altro come bisogno, esperienza, speranza”, «Dialettica e filosofia»,; 12. “Tra il dire e il fare. Parole e termini nel pensiero di Raimon Panikkar” (in G. Limone [a cura di], L’etica dell’equità, l’equità dell’etica, ISBN 9788856830231, collana “L’era di Antigone”, n° 4, Quaderni del Dipartimento di scienze giuridiche della Seconda Università di Napoli, ed. FrancoAngeli, pp. 329-337); 13. “Il ruolo della soggettività nella scienza”, «CIRPIT Review», Supplemento al n° 1, 2010, pp. 62-67; 14. “La cosa in sé non esiste. Critica di Raimon Panikkar a due concetti filosofici applicati alla scienza moderna”, «CIRPIT Review», n° 1, 2010, pp. 104-111; 15. “Il sabato per l’uomo. Filosofia morale in Maurice Bellet e Raimon Panikkar”, «Filosofia.it», settembre 2009; 16. “Saggezza come stile di vita nel pensiero di Raimon Panikkar”, «Sapienza», vol. 60, fasc. IV, pp. 457-473, Napoli 2007.

[9]Tra le principali interviste si ricordano: 1. “Realtà in sé e relazionalità”. Intervista a Carlo Sini, «Filosofia.it», febbraio 2012; 2. “Se la scienza ti ruba l’anima”. Intervista a Pietro Barcellona, «l’Altrapagina» (registrato presso il Tribunale di Perugia con il numero 684/1984), novembre 2010; 3. “Nomos Basileus. La legge sovrana”. Intervista a Massimo Cacciari, «Il Caffè» (registrato presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (CE) con il numero 502/1998), ottobre 2009; 4. “Teologia laica”. Intervista a Vito Mancuso, «Filosofia.it», febbraio 2010.

[10]Il portale con una diversificazione di canali/offerte che presentano gli scritti di Calabrò: “l’inattuale” con le acute “critiche osservazioni”, gli “autori” di cui se ne promuove il pensiero e le teorie, le “riviste” con cui si collabora, gli “editori” con cui si collabora o di cui sono state recensite opere, le “foto e video” degli eventi a cui ha partecipato, l’“ascolta!” sezione dedicata a chi è stanco di leggere e preferisce ascoltare, e infine le “novità”. Non manca la sezione “chi sono” dove le tre sottocategorie “Romanzi”, “Saggi” e “Racconti” offrono uno spaccato della sua produzione letteraria. A queste poi si aggiungono le sezioni “Dal testo al contesto”, “Recensioni”, “Articoli Considerazioni inattuali”, “Articoli giornalistici” ed “Interviste” che sono divise per anni dal 2008 ad oggi.

[11] Tra cui “Valori in corso”, concorso rivolto alle scuole medie e superiori di Sant’Antimo (2014 e 2015); “FaraExcelsior”, concorso di narrativa bandito dall’editore Fara (2012); nonché i citati “A scuola di noir” e “Scrittori Dentro”, quest’ultimo promosso dall’editore Il Prato di Padova (dal 2015 in poi).

Il portale/blog era “l’inattuale” e la sua “filosofia” è rimasta: «“Inattuale” non è “antimoderno”. Non è anti-niente, ma non è nemmeno accettazione dogmatica dell’“attuale” solo perché tale. Inattuale non è incapacità di stare al passo con i tempi. È al contrario capacità di non omologarsi ai tempi, ma di saperli vivere guardandoli da una distanza critica»[1].



[1] Il portale con una diversificazione di canali/offerte che presentano gli scritti di Calabrò: “l’inattuale” con le acute “critiche osservazioni”, gli “autori” di cui se ne promuove il pensiero e le teorie, le “riviste” con cui si collabora, gli “editori” con cui si collabora o di cui sono state recensite opere, le “foto e video” degli eventi a cui ha partecipato, l’“ascolta!” sezione dedicata a chi è stanco di leggere e preferisce ascoltare, e infine le “novità”. Non manca la sezione “chi sono” dove le tre sottocategorie “Romanzi”, “Saggi” e “Racconti” offrono uno spaccato della sua produzione letteraria. A queste poi si aggiungono le sezioni “Dal testo al contesto”, “Recensioni”, “Articoli Considerazioni inattuali”, “Articoli giornalistici” ed “Interviste” che sono divise per anni dal 2008 ad oggi.