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Acerra, monsignor Riboldi: "D'Alise è un vescovo dall'umore sempre positivo" PDF Stampa E-mail
Venerdì 28 Marzo 2014 19:22

 

ACERRA- Monsignor Antonio Riboldi prende atto che “al Santo Padre è convenuto che monsignor Govanni D’Alise possa occupare una sede episcopale più impegnativa come Caserta”. E compiaciuto, subito aggiunge: “Conosco molto bene don Giannino. È cresciuto sotto la mia guida da vescovo. Brillava per la sua capacità pastorale e anche per il suo umore sempre positivo”.

Il vescovo emerito di Acerra ha compiuto 91 anni a gennaio e vive ancora in città circondato dall’affetto di tutti. Con monsignor Giovanni D’Alise, originario della diocesi, ha condiviso gran parte del suo ministero episcopale. Lo incontriamo nel suo appartamento mentre legge i giornali, risponde al telefono e si prepara alla Messa dell’Annunciazione nella parrocchia sotto l’ex convento dove risiede.

Quando il Papa Paolo VI mi consegnò la diocesi di Acerra (1978, ndr), non era facile ricostruirla”, è il primo ricordo. E in effetti, “giunto dal Belice terremotato e confuso da questa chiamata”, Riboldi ha di fronte “una Chiesa che mancava di vescovo residenziale da 12 anni e per di più con una camorra bene organizzata che dominava la città rendendola inattiva”. Una situazione che, secondo il presule di origini brianzole, richiedeva “tanto coraggio e tanta fede, soprattutto da parte mia, a partire dalla formazione di un clero unito per superare la separazione creatasi col tempo”.

Dopo due anni, Riboldi trova in don Giannino ed altri sacerdoti validi collaboratori per costruire una Chiesa viva e pronta ad affrontare le sfide davanti a sé. In particolare, “inventammo e fondammo il Convegno diocesano di settembre, un momento ecclesiale forte della durata di tre giorni interi”, sussulta l’anziano pastore, che poi riconosce a “don Giannino, con la sua vivacità nota a tutti, la capacità di diventare presto l’anima del convegno, frequentato ogni anno da più di mille persone, soprattutto giovani animati da grande entusiasmo. Con lui – aggiunge – cercavamo il titolo annuale, seguendo sempre le indicazioni della Conferenza episcopale italiana, e a giugno avevamo già chiari i particolari, tanto che in quei giorni mi sentivo quasi disoccupato, con il solo compito di presiedere l’organizzazione”, scherza. Grazie al convegno, “arrivavano ad Acerra i migliori e più illustri relatori, a partire dal cardinale Carlo Maria Martini”. E ancora oggi Riboldi ricorda con stupore l’«adesione convinta» di questi ultimi, a testimoniare “l’importanza che attribuivano all’evento”. “I convegni di settembre – afferma sicuro – formarono questa piccola diocesi nota in tutta Italia”, tanto che “il Papa una volta mi disse: vi ringrazio per quello che fate per la Chiesa”.

Ma, all’improvviso, il vescovo emerito di Acerra fa una pausa e spiega: “Se questo è potuto accadere è perché dietro c’era sempre l’obiettivo primario di dare il volto non di uno ma della Chiesa”, e di nuovo riconosce a monsignor D’Alise la capacità di essere l’anima di un gruppo di sacerdoti e laici che “insieme” costruivano un momento così bello ed importante per l’intera Chiesa locale.

Affiora quindi il ricordo di un altro sacerdote della diocesi di Acerra e collaboratore di Riboldi: monsignor Gennaro Pascarella, anch’egli prima vescovo di Ariano Irpino e oggi vescovo di Pozzuoli. Non a caso, proprio nei giorni scorsi, l’attuale vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna ha sottolineato l’impegno pastorale di Riboldi, “così zelante al punto che una piccola diocesi come Acerra ha potuto esprimere due sacerdoti considerati degni dell’episcopato”.

Nel ricordare gli anni passati con D’Alise e Pascarella, l’anziano vescovo emerito sospira: “Ne abbiamo fatta di strada insieme, e non è un caso che la Santa Sede, credo esempio unico per una piccola diocesi come Acerra, abbia destinato a impegni più grandi nella Chiesa, come vescovi, don Gennaro, oggi a Pozzuoli, e don Giannino, prima ad Ariano ed ora a Caserta. Mi sento un po’ il papà di questi due vescovi e ancora oggi mi chiedo come sia stato possibile che una diocesi trascurata per 12 anni abbia potuto fare quello che ha fatto, fino a dare due vescovi”.

L’ultima parte dell’intervista a monsignor Antonio Riboldi è una toccante testimonianza d’affetto e d’incoraggiamento per il nuovo vescovo di Caserta: “Don Giannino – non si offende se lo chiamo così perché è un po’ mio figlio – ha mostrato come vescovo ad Ariano Irpino le sue grandi capacità pastorali, la sua vivacità e il suo ottimismo. Ora la Chiesa gli affida una diocesi più impegnativa. Sono felice per lui e sono certo che saprà imprimere alla diocesi di Caserta quello slancio che aveva qui da noi, come responsabile dei convegni e della Scuola di formazione per operatori pastorali, e poi ad Ariano. È un mio vescovo, lo stimo, gli voglio un grande bene, gli auguro di conservare l’amore alla Chiesa che lui è capace di dare e l’ottimismo con cui sa svolgere il suo ministero. Ha tante capacità da mettere a disposizione dello Spirito Santo, che guiderà i suoi passi, e sono sicuro che don Giannino farà molto bene alla guida della Chiesa di Caserta”.

Infine, la speranza “di incontrarlo presto e insieme ringraziare lo Spirito Santo”, unita all’augurio “di ogni bene, come un vecchio papà”, e alla promessa di “affetto e preghiera”.